Claudio Castrogiovanni e la moglie Flaminia condividono la passione per il vino, come lo stesso attore ha raccontato in una intervista rilasciata Castrogiovanni ha rivelato che fin da quando era molto giovane amava scegliere buoni vini da accompagnare al pasto principale, fino a decidere di aprire un’attività proprio con la donna della sua vita. Claudio è infatti il proprietario dell’azienda di famiglia che si chiama Il Gelso della Valchetta ed è gestita da Flaminia. Si tratta di un’attività che produce vino e si trova alle porte di Roma. Nell’intervista l’attore ha raccontato che uno dei momenti più divertenti di questa sua passione è quando capitano delle consegne alle persone che lo riconoscono e vede nei loro occhi lo sgomento quando arriva con il carrello carico di cartoni di vino.
Claudio Castrogiovanni è nato a Catania l’8 marzo 1969, sotto il segno zodiacale dei Pesci. Da ragazzo era convinto che avrebbe fatto strada come avvocato e si è impegnato a lungo, tra studi e praticantato, per far sì di riuscire nel suo sogno. Ma già durante il periodo universitario si è reso conto di avere un’altra grande passione: quella per il mondo dello spettacolo.
Claudio Castrogiovanni e la alattia dei figli
Oggi, a 55 anni, Claudio Castrogiovanni, attore di teatro, cinema e tv, ha dato un nome a quel fuoco: Adhd, il deficit dell’attenzione e iperattività, un disturbo che, si stima, interessi tra il 4 e il 5 per cento della popolazione infantile, la metà della quale se lo trascina nell’età adulta. Claudio Castrogiovanni e la moglie Flaminia hanno due figli, Camilla e Orlando, hanno l’Adhd
«Il campanello d’allarme per me è stata mia figlia, Camilla: all’inizio delle elementari mi sedevo a fare i compiti con lei. Studiavamo tutto il pomeriggio e la sera non ricordava niente. “Ma come, amore, l’abbiamo visto due minuti fa!”, le dicevo. Lei si frustrava. A dieci anni ha attraversato un periodo di leggera depressione. Si svegliava e piangeva perché non voleva andare a scuola. Io e mia moglie, Flaminia, pensavamo si trattasse di qualche episodio di bullismo, invece era Adhd. Quasi contemporaneamente le maestre dell’asilo del nostro secondogenito, Orlando, ci avevano suggerito di fare un controllo neuropsichiatrico: “Forse il bambino ha qualcosa che non va”. “Mio figlio non ha niente che non va” è stato il mio primo, e sbagliatissimo, pensiero, frutto di una cultura patriarcale che premia il maschio forte». C’è voluto un niente a Claudio per capire che forte Orlando lo sarebbe stato molto di più, dopo la diagnosi.





