“I governi a tutti i livelli devono costruire economie circolari che affrontino l’esaurimento e la gestione delle risorse e investire in programmi moderni di gestione dei rifiuti ancorati al riutilizzo, alla rifabbricazione, al recupero e alla prevenzione dei rifiuti”: sono le parole di António Guterres, segretario generale delle Nazioni unite. In occasione della Giornata internazionale Rifiuti Zero, tenutasi il 30 marzo l’Onu sottolinea gli sprechi della moda.

Moda, l’appello dell’Onu contro gli sprechi e i rifiuti

Il fast fashion è sicuramente tra i settori più inquinanti al mondo: è quanto emerso dai dati presentati dalle Nazioni Unite. Infatti, si rileva che ogni anno vengono generati oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Per intenderci, è una quantità pari a un camion della spazzatura pieno di abiti che viene gettato o incenerito ogni secondo. Inoltre, la produzione di abbigliamento è raddoppiata dal 2000 al 2015, mentre la durata di utilizzo degli indumenti è diminuita del 36%.

Per arrivare a zero rifiuti nel fashion e, in generale, nel tessile, l’unica soluzione è un cambiamento sistemico. Questo è quanto spiegato dall’Onu, che sottolinea la necessità di ridurre la sovrapproduzione, preferendo l’approvvigionamento responsabile e l’adozione di una produzione etica. Ad influire su questo cambiamento è sicuramente il prolungamento della vita dei tessuti attraverso il riutilizzo, la riparazione e il riciclaggio. Per questo è necessario il miglioramento delle tecnologie e delle infrastrutture di riciclaggio: sono fondamentali per ridurre al minimo i rifiuti e recuperare risorse.

Marianna Soru

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