A Milano scoppia la guerra contro il concerto di Behemoth, Satyricon e Rotting Christ, considerati “satanici”.
Il 9 aprile 2025 l’Alcatraz di Milano ospiterà una delle date più attese del circuito black metal europeo: Behemoth, Satyricon e Rotting Christ sullo stesso palco. Un evento che per molti fan rappresenta un’occasione irripetibile, ma che per altri è una minaccia spirituale da fermare a ogni costo.
A guidare l’offensiva è CitizenGO, organizzazione ultra-conservatrice nota per le sue campagne contro diritti civili, educazione sessuale e arte “non conforme”. La petizione da loro lanciata – che ha superato le 40.000 firme – accusa le band coinvolte di “promuovere apertamente il satanismo”, oltraggiare il cristianesimo, deridere Gesù Cristo e inscenare rituali anti-religiosi. “Non si tratta solo di musica – si legge nel testo – ma di una guerra pianificata contro la nostra fede e la nostra cultura”.
Isteria di Clero e Politica: Milano non può ospitare i Behemoth e Satyricon
L’iniziativa è sostenuta anche da padre Francesco Bamonte, vicepresidente dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti, che non usa mezzi termini: partecipare a un concerto dei Behemoth significherebbe “onorare il demonio, che lo si voglia o no”. In un’intervista riportata da La Nuova Bussola Quotidiana, Bamonte dipinge l’immaginario del gruppo come “lo strumento di Satana nella guerra contro Dio”, capace persino di “indurre alla possessione demoniaca” o spingere i giovani verso droga e sette sataniche.
Ma non è solo il fronte religioso a mobilitarsi: Michele Mardegan, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, ha scritto direttamente al sindaco di Milano, Giuseppe Sala, invitandolo a intervenire per annullare l’evento.
La libertà d’espressione ha un limite condiviso: il rispetto dell’altro. In questo caso – scrive Mardegan – siamo davanti a un invito all’odio mascherato da spettacolo.
Cosa sta succedendo davvero?
Il tono apocalittico della petizione, con frasi come “Vogliono l’anima dei nostri figli”, può apparire surreale o grottesco agli occhi di chi è abituato a leggere il black metal come espressione artistica provocatoria, simbolica, spesso teatrale. Tuttavia, il caso solleva interrogativi cruciali su arte, censura e laicità dello spazio pubblico.
Il gruppo polacco Behemoth, guidato da Adam “Nergal” Darski, è effettivamente noto per la sua estetica blasfema e per le sue performance dal forte impatto visivo, ma si muove da anni in un contesto culturale in cui la dissacrazione è una forma di critica alla religione intesa come potere politico. In Polonia, Nergal è stato più volte trascinato in tribunale con l’accusa di offesa al sentimento religioso, uscendo sempre assolto in nome della libertà artistica. D’altra parte, CitizenGO tenta di far passare la mobilitazione come difesa della “fede del popolo italiano”, invocando “decenza” e minacciando “una macchia indelebile sul nome dell’Alcatraz”. Un linguaggio allarmistico che parla direttamente a un certo elettorato cattolico reazionario, in linea con le recenti campagne contro concerti di artisti queer, spettacoli teatrali dissidenti o arte performativa non conforme.
Milano e il trio Behemoth, Satyricon, Rotting Christ: una riflessione
Al momento, né il locale Alcatraz né il sindaco Sala hanno annunciato modifiche alla programmazione: il concerto è confermato e i biglietti risultano ancora disponibili su Vivaticket. Tuttavia, il polverone mediatico potrebbe aumentare la pressione sull’organizzazione dell’evento nei giorni a venire. Il rischio è che, sotto la spinta di crociate moralizzatrici, si arrivi a un precedente pericoloso: l’annullamento di eventi culturali sulla base del loro contenuto ideologico o estetico, aprendo la strada a una nuova forma di censura religiosa nel cuore di una Repubblica laica.
In nome della “difesa della fede”, si torna a evocare Satana come nemico pubblico numero uno, in una narrazione che sembra ignorare la distanza tra arte provocatoria e proselitismo satanico. Mentre il black metal continua a far discutere, la vera posta in gioco è la libertà di espressione in una società pluralista. Il prossimo 9 aprile all’Alcatraz non si consumerà solo un concerto, ma uno scontro simbolico tra chi vede il male ovunque e chi rivendica il diritto di rappresentarlo, artisticamente, anche solo per esorcizzarlo.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





