I giudici della Corte d’Assise di Venezia hanno condannato Filippo Turetta all’ergastolo per l‘omicidio di Giulia Cecchettin avvenuto l’11 novembre 2023, escludendo crudeltà e stalking come aggravanti.
Turetta, la condanna all’ergastolo: esclusi crudeltà e stalking come aggravanti

La Corte d’Assise di Venezia ha condannato all’ergastolo lo scorso 3 dicembre Filippo Turetta; i giudici, nella sintesi della sentenza composta da 143 pagine, hanno escluso la crudeltà e lo stalking come aggravanti. Turetta non sopportava l’indipendenza di Giulia Cecchettin; le 75 coltellate sono state “un modo per crudelmente infierire o per fare scempio della vittima” e “conseguenza della inesperienza e della inabilità”, così come riporta l’Agenzia Ansa.
Tre i capi d’accusa per il giovane: omicidio aggravato dalla premeditazione, la crudeltà e lo stalking ma solo il primo è stato accolto dai giudici, respingendo le attenuanti.
“L’efferatezza dell’azione, della risolutezza del gesto compiuto e degli abietti motivi di arcaica sopraffazione che tale gesto hanno generato: motivi vili e spregevoli, dettati da intolleranza per la libertà di autodeterminazione della giovane donna, di cui l’imputato non accettava l’autonomia anche delle più banali scelte di vita”.
Esclusione dell’aggravante crudeltà
Sull’esclusione dell’aggravante della crudeltà si legge nelle motivazioni della condanna:
“L’aver inferto settantacinque coltellate non si ritiene che sia stato, per Turetta, un modo per crudelmente infierire o per fare scempio della vittima: come si vede nella videoregistrazione dell’ultima fase dell’azione omicidiaria, l’imputato ha aggredito Giulia Cecchettin attingendola con una serie di colpi ravvicinati, portati in rapida sequenza e con estrema rapidità, quasi alla cieca”.
La Corte continua nelle motivazioni:
“Non si ritiene che tale dinamica, certamente efferata, sia stata dettata, in quelle particolari modalità, da una deliberata scelta dell’imputato ma essa sembra invece conseguenza della inesperienza e della inabilità dello stesso: Turetta non aveva la competenza e l’esperienza per infliggere sulla vittima colpi più efficaci, idonei a provocare la morte della ragazza in modo più rapido e ‘pulito’, cosi ha continuato a colpire, con una furiosa e non mirata ripetizione dei colpi, fino a quando si è reso conto che Giulia ‘non c’era più”.
Infine, i giudici concludono:
“Egli ha dichiarato di essersi fermato quando si è reso conto che aveva colpito l’occhio: ‘mi ha fatto troppa impressione’, ha dichiarato. Orbene, considerata la dinamica complessiva, come anche registrata dalle videocamere in Fossò, non si ritiene che la coltellata sull’occhio sia stata fatta con la volontà di arrecare scempio o sofferenza aggiuntiva”.
Turetta condannato all’ergastolo: respinto l’aggravante stalking
I giudici della Corte d’Assise di Venezia non hanno riconosciuto lo stalking come aggravante:
”Giulia Cecchettin certamente era vittima delle condotte oggettivamente moleste, prepotenti e vessatorie del Turetta ma non aveva paura di lui: ed è proprio per questo motivo che era stata proprio lei a dare appuntamento all’ex fidanzato, proponendogli di accompagnarla a fare acquisti in vista della laurea. Dalla lettura delle chat tra i due ragazzi, perfino quelle degli ultimi giorni, si coglie perfettamente come Giulia, pur avendo capito che Turetta era ossessionato da lei, fosse del tutto inconsapevole della pericolosità dello stesso e non provasse alcun timore di lui […]”.
La Corte, in seguito, aggiunge nelle motivazioni:
“Non solo gli stretti familiari della vittima, ma anche le amiche con cui si confidava e gli amici che conoscevano Filippo non hanno mai percepito in Giulia uno stato d’animo idoneo a configurare quello stato di ansia grave e perdurante richiesto dalla norma incriminatrice o un qualsivoglia timore per la propria incolumità. Era ben consapevole sia della insensatezza delle pretese del Turetta sia del carattere manipolatorio delle affermazioni autolesionistiche di costui e si è visto come ella non si fosse piegata a tali pretese: e proprio per questo è stata uccisa. Giulia era semmai intimorita per lo stato di salute del Turetta, ma tale timore, che affondava le radici sul senso di colpa e sulla personalità generosa della giovane ragazza, non si è mai declinato in uno stato grave e perdurante di ansia”.
Nelle motivazioni della sentenza da parte dei giudici si legge anche come Turetta ‘‘Ha agito con spietata lucidità”.
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