Tra Trump e Pechino è battaglia aperta e se gli Usa dovessero ignorare «gli interessi di entrambi i Paesi e della comunità internazionale e insistere nell’iniziare una guerra tariffaria, combatteremo fino alla fine», assicura il portavoce del ministero degli Esteri del Dragone Lin Jian, affermando che se Washington vuole parlare, deve mostrare «rispetto».

Mentre dal ministero del Commercio precisano che Pechino non accetterà mai la «natura ricattatoria» degli Stati Uniti. La Casa Bianca, per tutta risposta, conferma che da oggi i dazi contro la Cina saliranno al 104% (il 50% minacciato da Trump martedì contro la rappresaglia del gigante asiatico si va ad aggiungere al 34% annunciato a inizio mese, più il 25% di tariffe già in vigore).

I mercati azionari asiatici hanno reagito in gran parte con forti cali all’entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi che hanno alimentato i timori di una guerra commerciale imponendo un prelievo di oltre il 100% sulle merci cinesi. L’indice azionario giapponese Nikkei è sceso del 4,86% poco dopo l’entrata in vigore dei nuovi dazi, mentre la sua valuta, lo yen, ha guadagnato l’1,1% rispetto al dollaro USA.A Taiwan, l’indice Taiex ha perso il 5,8% negli scambi pomeridiani e la borsa di Hong Kong ha ceduto l’1,6%.La Borsa di Shanghai, invece, è salita dello 0,2%.I mercati globali sono in subbuglio da quando, la scorsa settimana, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un’ondata di dazi sulle esportazioni di quasi tutti i Paesi.Inizialmente Trump aveva annunciato dazi aggiuntivi del 34% sulle merci cinesi.Pechino ha dichiarato che si sarebbe vendicata con tariffe del 34% sulle importazioni statunitensi, cosi’ Trump ha risposto con un aumento del 50% dei dazi, portando il tasso al 104% sulle importazioni cinesi. 

Pechino non è disposta a fare un passo indietro e, anzi, pensa a un pacchetto di misure selettive senza ricorrere a un aumento generalizzato delle tariffe sui beni americani. Commentatori accreditati e vicini al governo cinese (ovvero Liu Hong, caporedattore dell’agenzia di stampa Xinhua, e “Chairman Rabbit”, nickname di Ren Yi, nipote dell’ex capo del partito del Guangdong Ren Zhongyi) suggeriscono su Weibo che le possibili azioni di Pechino potrebbero concentrarsi su settori chiave, colpendo gli interessi economici e politici degli Stati Uniti in modo mirato. Perché a differenza di quanto accaduto durante la prima amministrazione Trump, ora la Cina ha acquisto maggiori strumenti per tutelare i propri interessi economici, mettendo in campo diversi strumenti come l’aumento del deficit al 4 per cento del Pil, l’allentamento della politica monetaria e un maxi piano di stimolo per i consumi interni. Vediamo nel dettaglio quali sono le sei leve che Pechino potrebbe usare contro Washignton.

Il 9 aprile rappresenta un punto cruciale nella strategia commerciale di Trump. Le nuove misure colpiscono non solo la Cina ma anche i partner europei. A fronte delle sanzioni americane, l’Unione Europea è prevista a rispondere con contromisure che includeranno dazi del 25% su specifici prodotti statunitensi entro il 15 aprileBruxelles, infatti, ha annunciato che nei prossimi giorni renderà pubblica la lista dei beni affetti dalle nuove tariffe, aprendo un dibattito serrato tra i commercianti e le autorità europee.

Trump, nel suo annuncio, ha messo in evidenza i presunti benefici delle nuove tariffe, sostenendo che l’economia statunitense stia guadagnando due miliardi di dollari al giorno grazie a questi provvedimenti. Ha inoltre invitato i paesi disposti a negoziare a partecipare attivamente ai tavoli di confronto, rafforzando l’idea che gli Stati Uniti siano in una posizione di forza nel panorama commerciale globale.