Nessuno ha mai confessato l’omicidio, si sono accusati a vicenda, ma per i giudici di appello tutta la famiglia è responsabile di aver ucciso Saman Abbas.
Quattro anni dopo la morte della ragazza pachistana di Novellara, ribaltando in buona parte la sentenza di primo grado e accogliendo l’impostazione dell’accusa, la Corte di Bologna ha confermato l’ergastolo per i genitori, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, ha inflitto l’ergastolo anche ai due cugini, Noman Ulhak e Ikram Ijaz, che erano stati assolti e scarcerati dopo la prima decisione, e ha alzato a 22 anni la condanna per lo zio Danish Hasnain, che ha fatto trovare il cadavere. Sono state riconosciute anche le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi, escluse dalla sentenza di Reggio Emilia.
Accolte dunque in gran parte le richieste della Procura generale che voleva l’ergastolo per tutti: Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, padre e madre della vittima, lo zio e i due cugini, Noman Hulaq e Ikram Ijaz. La pm Maria Rita Pantani aveva depositato una memoria scritta per contrastare l’eccezione di costituzionalità presentata la scorsa udienza dalla difesa di Hasnain, ritenendola manifestamente infondata.
È stata assassinata, probabilmente strozzata, nel vialetto davanti a casa e sepolta in una buca profonda tre metri, dentro un casolare diroccato, a poche centinaia di metri dall’abitazione familiare a Novellara, nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 2021
La mattina del primo maggio, a poche ore di distanza dall’omicidio, i genitori della giovane si erano imbarcati a Malpensa su un volo per il Pakistan. Le indagini si sono subito focalizzate sulla cerchia familiare. Dopo la scomparsa, è emerso che la giovane pakistana, secondo gli inquirenti, si era opposta alle nozze forzate con un cugino in patria.
Un anno prima Saman, ancora 17enne, si era rivolta ai servizi sociali per denunciare i genitori per maltrattamenti e per il reato di induzione al matrimonio.
Il 7 giugno 2021 viene ufficializzata l’iscrizione nel registro degli indagati dei cinque familiari della giovane per omicidio in concorso e occultamento di cadavere. Intanto, proseguono le indagini della Procura di Reggio Emilia. Un filmato del 29 aprile di una telecamera nelle vicinanze mostra tre persone incappucciate andare con un secchio, una pala e un piede di porco verso l’azienda agricola dove lavorano gli Abbas poco dopo le 19 e 30.





