La giudice Antonella Basilone ha condannato in primo grado ventidue carabinieri per le violenze commesse contro molte persone nella caserma di Aulla, in provincia di Massa-Carrara, Toscana. Sugli agenti pendono le accuse di lesioni, violenza sessuale, abuso d’ufficio, falso in atto pubblico, porto abusivo d’armi e rifiuto di denuncia. Il maresciallo Alessandro Fiorentino dovrà scontare la pena più grave, nove anni e otto mesi di detenzione.

Interdizione perpetua anche per Amos Benedetti, condannato a sette anni, e Andrea Tellini, cinque anni e un mese. Le altre condanne: Matteo Sais (tre anni e nove mesi), Marco Manetta (tre anni e tre mesi), Emiliano Crielesi (quattro anni), Gianluca Varone (cinque anni e un mese), Daniele Bacchieri (tre anni e cinque mesi) e Simone Del Polito (tre anni e sei mesi). Luigi Stasio (tre anni e dieci mesi), Iain Charles Edward Nobile (cinque anni e tre mesi), Flavio Tursi (tre anni e sei mesi), Luca Granata (quattro anni e tre mesi). Per loro l’interdizione prevista è di cinque anni.

Le indagini contro i carabinieri di Aulla

Le indagini contro di loro avevano avuto inizio nel 2017, a seguito di una denuncia contro la caserma, presentata l’anno precedente da un cittadino italiano. Durante gli accertamenti, erano venuti a galla oltre cento episodi di violenze o abusi, perpetrati contro persone con cittadinanza italiana e straniera. Una persona di nazionalità marocchina, in particolare, aveva denunciato alcuni dei carabinieri per violenza sessuale, che sarebbe avvenuta nel corso di una perquisizione nella caserma. Altre persone avevano raccontato agli inquirenti di aver subito violenze e umiliazioni dopo essersi recati presso l’edificio per ottenere il rinnovo dei documenti.

I magistrati, inoltre, erano entrati in possesso di varie intercettazioni telefoniche che confermavano le violenze denunciate. In una di queste telefonate, uno dei carabinieri raccomandava a un collega di non fare parola con nessuno di quello che, quasi quotidianamente, accadeva tra quelle mura. «Da questa caserma non deve uscire niente, dobbiamo essere come la mafia», intimava all’uomo.

Il nuovo sindacato dei carabinieri ha commentato così la sentenza: «Entità delle condanne ridimensionate rispetto alle abnormi richieste del Pm, con ancora tratti poco chiari nella vicenda. La nuova battaglia si sposterà in Appello. Siamo speranzosi che giustizia venga fatta, perché oggi la delusione è tanta.».

Federica Checchia

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