Incredibile colpo di scena nel caso della morte di Liliana Resinovich, la donna di 63 anni scomparsa da Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio: il preparatore anatomico che partecipò all’autopsia ha rivelato agli inquirenti che potrebbe essere stato lui a causare la frattura da una vertebra presente nel corpo della donna.

È stato lui stesso a presentarsi agli investigatori per confessare i propri dubbi e a breve, scrive il quotidiano Il Piccolo, dovrebbe essere formalmente sentito dalla pm Ilaria Iozzi, titolare del fascicolo.

Secondo alcune indiscrezioni, l’uomo avrebbe deciso di parlare dopo il deposito della superperizia che ha rivelato la lesione alla faccetta superiore sinistra della vertebra toracica T2.

Non si tratta di un elemento che potrebbe confutare l’ipotesi che Liliana Resinovich sia stata soffocata, come affermato dalla nuova autopsia effettuata dall’équipe della dottoressa Cristina Cattaneo. Tuttavia il rischio è che la circostanza renda ancor più nebuloso il quadro, proprio adesso che le indagini sembravano aver subito un’accelerazione con l’iscrizione del marito della donna, Sebastiano Visintin, nel registro degli indagati

L’ipotesi che quella frattura sia stata provocata post mortem era stata avanzata con forza dai legali dell’uomo, convinti che fosse stata provocata al momento dello spostamento del cadavere. In realtà, anche durante le prime ispezioni della salma, la tac non l’avrebbe “vista”. Una circostanza che, almeno sulla carta, potrebbe corroborare la versione del tecnico. Ma da valutare ci sarà anche l’obsolescenza dei mezzi utilizzati durante la prima autopsia, largamente esaminata nella superperizia depositata qualche mese fa.