Il presidente USA prepara una mossa geopolitica inedita: vedremo Trump che riconosce la Palestina? Il riconoscimento di uno Stato palestinese “senza Hamas”. Ma il piano, tra retorica e interessi, puzza più di calcolo che di giustizia.
Donald Trump potrebbe fare qualcosa che nessun altro presidente americano ha mai fatto: riconoscere formalmente lo Stato di Palestina. A rilanciare la notizia, ancora non confermata, è il Jerusalem Post, citando fonti del Golfo. L’annuncio dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, durante il viaggio di Trump in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati. La notizia, se vera, avrebbe l’effetto di un terremoto geopolitico. Ma dietro la patina rivoluzionaria si nasconde il solito schema: marginalizzare Hamas, isolare Gaza, sedurre i partner del Golfo con pacchetti economici e fingersi mediatore di una pace che serve solo a ridisegnare i rapporti di forza a vantaggio degli Stati Uniti
Trump riconosce la Palestina: verità o strategia d’immagine?
L’uscita clamorosa di Trump arriva dopo settimane di tensioni evidenti con il governo israeliano. Secondo il Wall Street Journal, il tycoon sarebbe frustrato dall’intransigenza di Netanyahu, che continua a ignorare le pressioni americane per un cessate il fuoco a Gaza. Il blocco degli aiuti umanitari imposto da Israele dal 2 marzo ha fatto infuriare l’ex presidente, che ha promesso l’invio diretto di cibo nella Striscia, escludendo Tel Aviv dalla distribuzione.
La sua dichiarazione secondo cui a Gaza “combattono da mille anni” è l’ennesima banalizzazione orientalista della storia palestinese, ma mostra anche un certo disincanto verso l’alleato storico. Il riconoscimento di uno Stato palestinese, seppur ipotetico e condizionato all’esclusione di Hamas, sarebbe una svolta. Ma è una svolta credibile?
Se Trump riconosce la Palestina, ma senza Gaza… Il vero obiettivo è il Golfo
Più che un atto di giustizia, l’ipotesi che Trump riconosca uno Stato di Palestina sembra servire ad aprire la porta ad altro: mega accordi commerciali con Arabia Saudita ed Emirati. Gli stessi che, nel 2017, avevano firmato con Trump un pacchetto da oltre 400 miliardi di dollari. Oggi si parla di investimenti potenzialmente superiori ai mille miliardi. In questo contesto, la causa palestinese rischia di diventare una pedina sacrificabile o, peggio, una foglia di fico per mascherare una realpolitik brutale.
Il messaggio è chiaro: una Palestina senza resistenza, senza Gaza, senza diritto al ritorno, ma utile a pacificare le relazioni commerciali tra USA e paesi sunniti del Golfo. Il riconoscimento, così concepito, serve a dare una patente di civiltà a un piano coloniale in salsa neo-liberista.
Pace o profitto?
L’idea di Trump è figlia della logica dell’accordo: non una risoluzione delle cause del conflitto, ma un patto fra potenze per gestirne gli effetti. Il popolo palestinese, ancora una volta, resta fuori dalla stanza dei bottoni. Se la Palestina verrà riconosciuta, sarà una Palestina mutilata, addomesticata, svuotata di resistenza e autonomia. In cambio, il Golfo investirà e gli Stati Uniti potranno dire di aver fatto la “pace”. Ma il colonialismo non si dissolve con un annuncio: cambia solo lessico. Come sempre, la pace è per chi la firma, non per chi la subisce.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





