L’amministrazione Trump ha revocato giovedì l’autorizzazione di Harvard a iscrivere studenti internazionali, accusando l’ateneo di promuovere la violenza e l’antisemitismo e di non aver rispettato una richiesta di fornire informazioni sugli studenti stranieri che potrebbe portare alla loro espulsione. Secondo quanto dichiarato dall’università in una causa intentata per annullare le restrizioni, il provvedimento andrebbe a colpire oltre 7 mila studenti attualmente iscritti, circa un quarto del corpo studentesco.

Un giudice federale ha temporaneamente sospeso il divieto imposto dall’amministrazione Trump all’Università di Harvard di iscrivere studenti stranieri. Il giudice distrettuale statunitense, Allison Burroughs, si è pronunciato poche ore dopo che il college più antico e ricco del Paese aveva promosso una causa. Burroughs è lo stesso giudice che sta esaminando una causa separata intentata da Harvard per contestare il congelamento di 2,65 miliardi di dollari di finanziamenti federali da parte dell’amministrazione. “Harvard non può più iscrivere studenti stranieri e gli studenti stranieri già iscritti devono trasferirsi o perdere il loro status legale”, aveva affermato in una nota il Dipartimento per la sicurezza interna degli Stati Uniti.

Nella causa di venerdì, l’università di Harvard aveva definito la revoca all’iscrizione degli studenti stranieri una «palese violazione» della Costituzione statunitense e di varie leggi federali, precisando che la decisione avrebbe avuto un impatto diretto su oltre 7mila persone che attualmente possiedono un visto proprio per poter studiare all’università di Harvard. Secondo il tribunale che ha temporaneamente sospeso l’ordinanza di Trump, la sua attuazione causerebbe un «danno immediato e irreparabile» all’università di Harvard.

L’università combatterà per i suoi studenti internazionali, ha promesso il suo Presidente, Alan Garber, alla comunità di Harvard.