A Gerusalemme gli estremisti ebrei attaccano i civili palestinesi (come se non bastasse quel che sta succedendo a Gaza).

Il fascismo ebreo è ovunque ed è un problema: ci arrivano notizie di episodi come quello che sta per esser raccontato e noi continuamo a fingere di non vedere. Ma torniamo a noi. Nel cuore della Città Vecchia, la cosiddetta Marcia della Bandiera si è trasformata ancora una volta in un teatro di violenza, impunità e sopraffazione. Giovani estremisti ebrei hanno preso di mira i negozianti palestinesi nel quartiere musulmano. Li hanno aggrediti verbalmente e fisicamente, tra cori razzisti come “morte agli arabi” e “Possa il tuo villaggio bruciare“. In un video diffuso online, si vede un anziano palestinese spintonato con disprezzo mentre agenti israeliani si limitano a scortare via alcune donne arabe, senza fermare gli aggressori.

Perfino Gerusalemme è assaltata dagli estremisti ebrei: possiamo parlare di pulizia etnica ora?

L’episodio è avvenuto in vista della Giornata di Gerusalemme, la ricorrenza israeliana che celebra l’occupazione militare del 1967 come “riunificazione” della città. Ogni anno, questo appuntamento si ripete con la stessa dinamica: una parata nazionalista nella Gerusalemme occupata, sostenuta di fatto dalle forze di sicurezza, che sfocia regolarmente in violenze contro la popolazione palestinese.

Secondo il Times of Israel, un giovane palestinese è stato arrestato per aver spruzzato spray al peperoncino contro la folla di ultranazionalisti. Nel frattempo, la polizia di frontiera interveniva per dividere i due fronti. C’erano da un lato gli estremisti ebrei, dall’altro attivisti palestinesi e solidali della sinistra israeliana.

Alon-Lee Green, del movimento misto ebraico-arabo Standing Together, ha dichiarato che circa un centinaio di volontari del gruppo erano presenti per cercare di contenere le tensioni:

L’anno scorso è stato brutto, ma quest’anno è decisamente peggio

ha detto, denunciando l’inadeguatezza delle forze dell’ordine nel gestire l’aggressività degli estremisti.

E la Palestina paga…

La marcia è da anni occasione di normalizzazione del suprematismo ebraico in versione kahanista. Gli slogan, gli adesivi affissi sulle serrande dei negozi palestinesi e le aggressioni documentate non sono aberrazioni isolate. Piuttosto, sono il sintomo di un sistema coloniale che ha bisogno di esibire dominio nello spazio pubblico, anche a costo della violenza quotidiana. Chi ha ancora il coraggio di parlare di “conflitto israelo-palestinese” dovrebbe guardare in faccia la verità. La dura verità è una: qui non c’è nessuna simmetria, nessuna guerra tra pari, nessuna “tensione religiosa”. C’è un potere coloniale che sfila ogni anno tra le strade della Gerusalemme occupata per marcare il territorio. Un potere che si manifesta non solo con le armi, ma con i canti, le bandiere, le spinte a un anziano, le risate mentre si grida “Morte agli arabi”.

Non sono “scontri a Gerusalemme”, la città è stata assaltata ed è successo durante un genocidio

La Marcia della Bandiera è l’esempio perfetto di come il suprematismo possa travestirsi da folklore nazionale. Ma non è una “festa”. Piuttosto, è un rituale di dominio. Piuttosto, è una parata coloniale che esiste per ricordare ai palestinesi che sono ospiti sgraditi sulla loro terra. Ogni slogan gridato, ogni adesivo appiccicato su una serranda palestinese, ogni donna costretta ad arretrare dietro a un cordone di polizia armata, è un messaggio chiaro: questa città non è più vostra. È l’apartheid che si fa spettacolo.

E mentre i media internazionali titolano con il solito “scontri a Gerusalemme”, la realtà è un’altra: c’è chi sfila con la protezione dello Stato e chi viene arrestato per aver osato reagire. C’è chi può calpestare impunemente e chi viene punito solo per esistere. Il vero scandalo non è la violenza di quest’anno. È il fatto che tutto questo succede ogni anno, e ogni anno ce lo raccontano come fosse un’eccezione. Cos’altro deve accadere prima di capire come stanno realmente le cose?

Maria Paola Pizzonia