I dazi su acciaio e alluminio importati, applicati al 25% per diversi mesi, salgono al 50%, in seguito all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump. “Le nostre industrie dell’acciaio e dell’alluminio saranno più forti che mai“, ha assicurato il presidente Usa secondo il quale l’aumento dei dazi “fornirà maggiore sostegno a queste industrie e ridurrà o eliminerà la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalle importazioni di prodotti in acciaio e alluminio e dei loro derivati”.
L’aumento dei dazi si applica a tutti i paesi tranne il Regno Unito, l’unico che finora ha concluso un accordo commerciale con gli Stati Uniti da quando ad aprile Trump ha imposto (e poi in gran parte sospeso) dazi altissimi a quasi tutti, causando enorme caos.
Al momento gli Stati Uniti impongono dazi del 10 per cento sulle importazioni da tutti i paesi: nei piani di Trump questi dovrebbero aumentare notevolmente a luglio. Sono in vigore anche dazi aggiuntivi su specifici prodotti, per esempio le auto, o per specifici paesi, come la Cina.
“Ho ritenuto necessario aumentare i dazi doganali sull’acciaio e sull’alluminio al fine di adeguare le importazioni per garantire che non mettano a repentaglio la sicurezza nazionale”, si legge nel decreto. Secondo il presidente USA “questi nuovi dazi doganali saranno più efficaci nel combattere l’eccesso di produzione a basso costo proveniente da Paesi stranieri che mina la competitività delle industrie dell’acciaio e dell’alluminio degli Stati Uniti”.
“Sebbene i dazi doganali imposti finora abbiano fornito un sostegno essenziale ai prezzi sul mercato americano, non hanno permesso a queste industrie di sviluppare e mantenere un tasso di utilizzo della capacità produttiva sufficiente per la loro sostenibilità e in considerazione delle esigenze della difesa nazionale”, si legge nel testo del decreto.
Martedì sera, il governo canadese ha dichiarato in un comunicato che tali dazi doganali sono “illegali e ingiustificati”. Gli ha fatto eco il ministro dell’Economia messicano Marcelo Ebrard, il quale ha indicato che chiederà “che il Messico sia escluso” da tali sovrattasse, definendo la misura “ingiusta, insostenibile e inopportuna”.





