“Un giorno eccezionale”: lo ha detto il primo ministro bulgaro Rossen Jeliazkov. Per la Bulgaria potrebbe essere infatti un momento storico: sia Bce che Unione Europea si sono dette favorevoli al suo ingresso nell’Eurozona, a partire dal 2026. Potrebbe essere infatti un “nuovo passo avanti sulla strada verso l’euro” dopo “anni di riforme, impegno e allineamento con i nostri partner europei”.
La Bulgaria potrebbe entrare nell’Eurozona a partire dal 2026

Per ora si tratta solo di un’ipotesi. Infatti la decisione finale arriverà l’8 luglio, quando si riuniranno i ministri delle Finanze dell’Ue. Ad ora è quasi certo che non ci sarà alcuna opposizione, considerato che il paese soddisfa tutti i criteri tecnici. Si tratta di stabilità dei prezzi, finanze pubbliche sane, la stabilità della valuta nazionale (il lev) e soprattutto tassi di interesse che non divergono eccessivamente da quelli degli altri paesi dell’Ue. A dare un parere positivo è stata anche la Banca centrale europea (Bce).
Ursula von der Leyen ha sottolineato che “Grazie all’euro, l’economia bulgara diventerà più forte, con maggiori scambi con i partner dell’area dell’euro, maggiori investimenti diretti esteri, un migliore accesso ai finanziamenti, più posti di lavoro di qualità e redditi migliori”. Nonostante le proteste di alcuni cittadini, che sostengono invece la forza dell’attuale moneta, il lev bulgaro, gli organi centrali hanno accolto con entusiasmo la notizia. Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, sostiene inoltre che “L’euro porterà vantaggi concreti ai cittadini e alle imprese bulgare”: prezzi stabili, risparmi protetti e maggiori investimenti. L’euro è più di una semplice moneta. Dopo la piena adesione della Bulgaria allo spazio Schengen all’inizio di quest’anno, il paese si avvicina ancora di più al cuore dell’Europa”, ha affermato.
L’Eurozona registra attualmente 350 milioni di abitanti, in attesa dell’adesione appunto della Bulgaria. Tecnicamente, tutti i paesi dell’Ue sono tenuti in teoria ad aderirvi non appena soddisfano i requisiti; in realtà, non esistono tempistiche predeterminate. L’unica eccezione è stata la Danimarca, che ha infatti negoziato un’esenzione, a seguito di un referendum che ha respinto l’euro nel 2000.
Marianna Soru
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