Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna eccezionale che ha dato un enorme contributo alla politica negli anni della nascita della Repubblica italiana. Il suo nome è Bianca Bianchi e questa è la sua storia
Bianca Bianchi, l’insegnamento e la Resistenza italiana

“In una breve stagione mio padre mi aveva regalato secoli d’amore”. Queste, come riportate da Il filo, sono le parole con cui Bianca Bianchi ricordava il padre, scomparso nel 1921 quando le aveva solo 7 anni, che gli trasmise l’amore per la politica e per il socialismo. In seguito la Bianchi si trasferì nella casa dei nonni materni dove il nonno notò la sua passione nello studio e la spinse laurearsi nel 1939 nella Facoltà di Magistero dell’università di Firenze con una tesi sulla religione e Giovanni Gentile. Il suo relatore era una ex gentiliano come Ernesto Codignola che la trasmise l’amore per la pedagogia pragmatica americana. Sulla base di questo la Bianchi fu insegnante scolastica molto indipendente e libertaria tanto da insegnare la cultura e la religione ebraica che erano vietate dal fascismo. Per questo nel 1941 fu costretta ad andare ad insegnare in Bulgaria rientrando in Italia solo nel 1942.
In quegli anni Bianca Bianchi si avvicinò definitivamente alla politica prendendo parte attiivamente alla Resistenza italiana alla caduta del fascismo nel 1943. La Bianchi, grazie a Codignola, partecipò alle riunioni del Partito d’azione e fu attiva nel volantinaggio antifascista, nella consegna di informazioni ai partigiani e nel portare munizioni e armi. In seguito, dopo la guerra, la Bianchi, abbandonò il Partito d’azione considerato troppo d’élite e si iscrisse al Psiup, il Partito socialista italiano di unità proletaria che era nato nel 1943.
Essere donna nel partito e nell’Assemblea Costituente
Per le sue abilità oratorie a Bianca Bianchi venne inizialmente chiesto di essere capolista nelle elezioni del 1946 per l’Assemblea Costituente. In realtà molti nel partito Socialista rimproveravano alla Bianchi la sua giovane età e il fatto di essere una donna. Alla fine come capolista, nel collegio di Firenze-Pistoia dove era candidata, fu presentato Sandro Pertini ma la Bianchi venne eletta con il doppio dei voti diventando una delle 21 donne a far parte dell’Assemblea Costituente. Un compito che fu tutt’altro che facile. Ricorda, infatti la Bianchi nella sua autobiografia “La storia è memoria, ti racconto la mia vita” che:
“metto insieme il mosaico di parole e di sguardi e: Dio, ce l’hanno con me. Sono io l’accusata. Non vogliono che parli sulle dichiarazioni del Governo. Chi mi ha autorizzato? Ho avuto forse l’incarico dal partito? Non so che ogni intervento in aula deve essere discusso e approvato dagli organi direttivi? […]. Non si può parlare quando si vuole […]. Posso essere brava a fare un comizio ma, che diamine, parlare alla Camera è un’altra cosa […]. La più accanita contro di me è Lina Merlin: ma guarda, penso, una donna contro un’altra donna, dovrebbe sostenermi, aiutarmi. Sono ferita nell’amor proprio e decido di non permettere nessun boicottaggio su di me. […] è diventata una sfida. Ingoio saliva amara, la pelle mi brucia addosso come fosse stata frustata, ma resto in silenzio. Non siamo i rappresentanti di coloro che ci hanno dato il voto? Per loro parlerò”. Solo il 22 luglio del 1946 prese finalmente la parola guadagnandosi la stretta di mano del presidente dell’Assemblea.
La carriera politica
Durante i lavori dell’Assemblea Costituente la Bianchi si occupò in maniera significativa di istruzione battendosi contro la parificazione di scuola pubblica e scuola privata ed anche per l’occupazione e le pensioni. Bianca Bianchi venne poi eletta, dopo essere passata al partito Socialista Democratico italiano in seguito alla scissione di Saragat, deputato nel 1948 nella circoscrizione di Catania lavorando ad un nuovi provvedimenti legislativi per il riconoscimento e la ricerca di paternità e la tutela dei figli illegittimi. Infine la Bianchi lasciò la politica italiana per vent’anni, per dedicarsi alla fondazione della sua sperimentale scuola d’Europa, prima di diventare assessore e vicesindaco di Firenze.
Stefano Delle Cave
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