Giugno, il mese del Pride. Una manifestazione nata con uno scopo ben preciso ma che, già da diversi anni, è diventata vetrina perfetta per sponsorizzazioni e multinazionali che cercano di accaparrarsi spazi pubblicitari. In questi giorni, però, oltre alla gara allo spazio migliore sul carro, a Napoli una voce si sta alzando, la voce di chi veramente crede nella liberazione delle oppressioni. Infatti, al centro di una polemica è il messaggio comunicato da Napoli Pride, l’organizzazione che si occupa, appunto, di organizzare la manifestazione nella città partenopea.

Napoli Pride, il sostegno a Israele di Arcigay

Tutto nasce alla vigilia del conflitto Israele-Iran, fortemente voluto dai primi, quanto Antonello Sannino, presidente di Antinoo Arcigay Napoli, riceve l’invito al Pride di Tel Aviv. A causa, però, del conflitto in atto, la manifestazione di Tel Aviv è stata annullata, e Sannino si è trovato bloccato in Egitto, prima di recarsi nuovamente in Italia. Da qui, Sannino aveva postato contenuti che raccontavano la vita della popolazione israeliana “sotto le bombe”; ha condiviso sui social aggiornamenti dal bunker e testimonianze di cittadini coinvolti nel conflitto. Tutto questo ha giustamente incontrato il disappunto delle altre associazioni coinvolte, come l’Associazione Transessuale Napoli (ATN), e la Onlus i-Ken. Di conseguenza, le due realtà hanno annunciato la loro uscita dal corteo.

Una scelta che, secondo ATN e i-Ken, vede Sannino apertamente coinvolto in una narrazione filo-israeliana, decisamente diversa rispetto all’attuale situazione geopolitica del Medio Oriente, dove è in corso un vero e proprio genocidio nei confronti della popolazione palestinese. A fare ancora più scalpore è il comunicato di Napoli Pride, che è stato modificato. Ora, infatti, sia sul sito che sui social si legge questa affermazione: “Siamo vicin* alla popolazione civile di Gaza e contro lo sterminio in corso, siamo vicini alla popolazione israeliana e alla popolazione iraniana che, in questi giorni, subiscono bombardamenti e sofferenze, siamo vicin* a ogni popolo in guerra e che vive nella paura, per le scelte di potenti che giocano con la vita altrui”. Il post, però, originariamente non conteneva riferimenti a Gaza, ma il solo supporto alla popolazione israeliana “colpita dal terrorismo”.

Il Pride parallelo: ATN lascia il comitato organizzatore

Intanto, con doloroso risvolto, l’Associazione Transessuale Napoli (ATN) ha deciso di uscire dal comitato organizzatore della manifestazione che si terrà il 5 luglio. In un’intervista rilasciata a VD News, il presidente Ileana Capurro ha spiegato questa scelta. “Non siamo ancora certi di cosa faremo il giorno del Pride, ma una cosa è sicura: ci siamo sfilati dal comitato. È stata una decisione dolorosa, ma non avevamo altra strada”. Il motivo di fondo, per ATN, è la perdita di neutralità della piattaforma politica del Pride: “L’anno scorso avevamo scelto insieme di porre l’attenzione soltanto sui diritti LBGTQIA+, perché è l’unico giorno dell’anno in cui possiamo rivendicare i diritti che ci vengono negati. Volevamo proteggere il Pride come spazio di rivendicazione, in un momento in cui le persone trans, le famiglie arcobaleno e tutta la comunità sono sotto attacco da parte del governo italiano”. (fonte: VD News)

Il comunicato di Arrevutamm

Intanto, Arrevutamm, una “rete per la costruzione di un Pride transfemminista queer dal basso a Napoli nata da collettive e singolə”, si è mossa per dare spazio alla comunità. Ha infatti organizzato un Pride interamente dal basso, previsto per la giornata di oggi, insieme a tante altre realtà indipendenti partenopee. In un post, hanno spiegato come è nata la necessità di una manifestazione parallela. “Come Arrevutamm Pride sentiamo la necessità di prendere parola su quanto accaduto al Presidente di Antinoo Arcigay Napoli, bloccato in Israele dopo la risposta iraniana all’aggressione sionista. Pur riconoscendo la dimensione umana della vicenda, da rete politica dobbiamo dirlo chiaramente: la paura e lo spaesamento che ha vissuto non sono nemmeno paragonabili alla violenza sistemica che da 76 anni colpisce il popolo palestinese – e che negli ultimi 600 giorni ha assunto la forma concreta e innegabile di un genocidio”.

E ancora: “La bianchezza è un privileigio, anche sotto le bombe: una cosa è stare in una colonia armata fino ai denti, un’altra è sopravvivere sotto occupazione, senz’acqua, cure, vie di fuga. E ancora: cosa ci faceva lì, il Presidente? Era “missione diplomatica” con il Ministero degli Esteri israeliano — lo stesso che legittima crimini di guerra, deportazioni e pulizia etnica. Ministro criticato persino dal Tel Aviv Pride, vetrina arcobaleno di un regime che bombarda civili e bambini in nome della “civiltà””, continua il post. “Questi personaggi auto-eletti rappresentanti non parlano assolutamente a nome della comunità queer napoletana, che si è già dissociata da narrazioni vittimarie e sioniste. Abbiamo lanciato la nostra rete con un presupposto chiaro: complicità totale e incondizionata con la lotta decoloniale palestinese. Abbiamo costruito collettività, piazze, alleanze. L’assolutismo di questi personaggi ci ha ostacolato, ma non ci ha fermatə!”

Marianna Soru

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