Dopo gli anni di pandemia, il mercato della musica dal vivo sta vivendo un paradosso: da una parte, i concerti stanno facendo registrare numeri mai visti, e artisti che, prima del 2020, faticavano a riempire i locali, hanno ottenuto palazzetti e arene importantissime. Dall’altra, però, molti tour vengono ridimensionati o, addirittura, annullati, è non è raro trovare biglietti super scontati o gratuiti, regalati per riempire gli spalti. A spiegare questo strano meccanismo è Federico Zampaglione che, in un lungo post, ha messo in evidenza le dinamiche non sempre trasparenti che si celano dietro i sold out.

I finti sold out spiegati da Federico Zampaglione

Queste le parole del fondatore dei Tiromancino: «Si continua a leggere un po’ ovunque l’ arcinota storia dei finti Sold Out ma le spiegazioni che vedo su come funziona il meccanismo sono spesso poco chiare. Proverò a spiegarvelo a modo mio, con una pagina di sceneggiatura, dopo aver visto questa storia succedere per circa 30 anni; con un impennata spaventosa in tempi recenti, sopratutto ovviamente ai danni di artisti ancora giovani ed inesperti».

Secondo Zampaglione, a sostenere i costi dei finti sold out sono gli stessi artisti, che finiscono per indebitarsi con gli organizzatori, secondo un sistema che «da anni sta distruggendo il meccanismo dei concerti e molte carriere». In poche parole, anche solo dopo qualche brano di successo, ai cantanti vengono proposti live in location da sogno, per «fare il grande salto. Dare un segnale forte, uscire dal mucchio, far capire che tu (l’artista, ndr) sei al di sopra dei tuoi colleghi… ci vuole un tour nei palazzetti, anzi negli stadi e deve essere sold out! Così scateniamo l’ufficio stampa e ti fanno santo subito».

Il “ricatto morale” degli organizzatori

Se le vendite vanno bene, nessun problema. In caso contrario, l’organizzatore pone l’artista di fronte a un bivio: annullare tutto, con un conseguente danno d’immagine, o svendere e regalare i biglietti rimasti. «Ci sono biglietti gratuiti, a un euro, dieci euro, invitiamo tutti i dipendenti di banche, assicurazioni, aziende a noi vicine, mettiamo biglietti in regalo con la spesa nei supermercati, facciamo contest con influencer, retate nei locali con i biglietti… insomma fammi fare il mio lavoro». I mancati introiti, però, finiscono sulle spalle dell’artista stesso, che però sceglie di sobbarcarsi la cifra, piuttosto che cancellare il tour.

Conclude il cantautore: «Da questo momento in poi tu vai e fai (per anni) solo quello che ti dico io e tutto ciò che guadagni per un buon 85% è mio, perché devo rientrare e bada bene i costi li ho in mano io… non te. Se mai volessi inoltre interrompere il contratto, prima ovviamente mi paghi tutto, oppure resti qui da me e con calma sconti. Triste morale della favola? Solletica l’ ego di qualcuno (meglio se ingenuo o megalomane) e poi… mangiaci sopra a vita!».

Federica Checchia

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