Una coordinatrice dell’UE definisce la raccolta fondi (fatta attraverso una vendita di dolci) per Gaza “antisemitismo ambientale”. Un’accusa che sinceramente confonde, scuotendo l’Unione e mettendo a nudo la crisi diplomatica interna.
C’è stato un incontro segreto con gli ambasciatori europei lo scorso 29 maggio a Tel Aviv. Lì, Katharina von Schnurbein, coordinatrice europea per la lotta all’antisemitismo, ha un po’ esagerato. Ha affermato che iniziative come una raccolta fondi tramite vendita di torte per sostenere la Croce Rossa a Gaza creano un clima definibile come “antisemitismo ambientale”. Ma in che senso? Non contenta, ha poi sostenuto che le istituzioni europee
potrebbero cadere nella trappola di sentimenti ostili nei confronti degli ebrei anche attraverso eventi umanitari
Le reazioni alla raccolta fondi della Croce Rossa per Gaza
La reazione interna è stata feroce. E ci credo. Alcuni dipendenti della Commissione europea hanno dichiarato di essere rimasti sbigottiti. Ma in che senso uno slancio di solidarietà umanitaria è stato accusato di offendere una comunità? In quale universo si può trasformare un gesto così semplice in fonte di imbarazzo istituzionale? Gli ambasciatori presenti pare siano rimasti allibiti.
Questo caso emerge proprio nel pieno del dibattito sulle relazioni tra Ue e Israele: l’evoluzione delle sanzioni contro lo Stato e la revisione dell’accordo di associazione UE-Israele (fino a pochi giorni fa discussa tra gli Stati membri) rischia ora di essere paralizzata da simili posizioni simboliche
Il caso COOP: la solidarietà a Gaza non si fermerà
Parallelamente, le Coop italiane hanno avviato una raccolta fondi per Gaza in partnership con Medici Senza Frontiere: 500.000 euro stanziati all’unanimità, più donazioni da soci e consumatori dal 29 luglio al 30 settembre 2025. Il ricavato sosterrà 11 centri sanitari nella Striscia. Lì, MSF si trova tra le poche organizzazioni ancora operative. Può vantare oltre un milione di pazienti visitati, 23.000 interventi chirurgici e 13.000 parti assistiti dall’inizio del conflitto
L’’iniziativa è stata motivata dal presidente nazionale di Coop come “un gesto concreto per la pace” e per rispondere a un’emergenza drammatica ormai non più procrastinabile. A livello locale, Coop Liguria e altre sezioni partecipano attivamente, confermando l’ampia accoglienza della proposta in molte realtà territoriali italiane.
Viviamo nel peggiore dei mondi possibili
La contrapposizione tra un gesto umanitario (vendita di torte) criminalizzato come antisemitismo e una campagna di raccolta fondi concreta come quella di Coop è un caso emblematico. Ci fa vedere chiaramente una frattura netta nei valori professati dall’Unione Europea: una deriva simbolica isolazionista da un lato, un’attività materiale e concreta dall’altro.
Il caso von Schnurbein rischia di alimentare cinismo interno, scoraggiando iniziative spontanee da parte di funzionari impegnati in atti di solidarietà. Al contrario, la campagna solidale di Coop e Medici Senza Frontiere rappresenta un atto politico chiaro: in un mondo giusto, un’emergenza sanitaria è anche una responsabilità civile collettiva.
Può una raccolta fondi (tra Croce Rossa e altre realtà) avere un impatto su Gaza?
La rimozione delle torte da Bake Sale non cancella il bisogno di Gaza. Il boicottaggio simbolico di un gesto umanitario riversa fragilità sull’istituzione europea. Mentre la solidarietà concreta è lì, tra ospedali e cure salvavita, a testimoniare che si può agire davvero, non solo discutere a vuoto
Non serve cancellare una torta per proteggere la memoria: serve rimboccarsi le maniche su corridoi umanitari e sostegni sanitari. E mentre Bruxelles si impantana tra timori ideologici, le vite che tremano sotto le bombe contano solo se l’aiuto è reale. Coop e MSF hanno scelto con chiarezza, le istituzioni dovrebbero sovrintendere, non criminalizzare chi dà sollievo.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





