Israele ha annunciato domenica una “pausa tattica delle attività militari” di 10 ore in tre aree di Gaza, mentre cresce l’indignazione internazionale per la carestia all’interno dell’enclave palestinese. “Per aumentare la portata degli aiuti umanitari che arrivano nella Striscia di Gaza, verrà effettuata una pausa tattica locale nell’attività militare per scopi umanitari”, hanno affermato domenica le Forze di difesa israeliane (IDF) in una dichiarazione.
La pausa, che riguarda le aree di Al-Mawasi, Deir al-Balah e parte della città di Gaza, inizierà alle 10 di domenica mattina (le 3 di mattina ET) e durerà fino alle 20 di sera, proseguendo ogni giorno “fino a nuovo avviso”, ha affermato l’esercito.
Saranno inoltre istituiti dei “percorsi sicuri” dalle 6:00 alle 23:00 ora locale, per consentire ai convogli delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie di consegnare e distribuire in sicurezza cibo e medicine in tutta Gaza, ha affermato l’IDF.
Svolta di Israele nella Striscia di Gaza: sotto la pressione internazionale, il governo Netanyahu ha disposto la ripresa degli aiuti e annunciato tregue umanitarie per facilitarne la distribuzione: le Idf attueranno un cessate il fuoco da stamani a stasera in diversi centri abitati dell’enclave palestinese. E nella notte hanno annunciato di aver già effettuato il lancio di pacchi di cibo. Il segretario di Stato americano Rubio ha detto alle famiglie degli ostaggi che gli Usa “devono cambiare strategia a Gaza”, secondo Axios.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani esprime “dolore” per la tragedia in corso a Gaza e ribadisce la posizione del governo italiano: “La reazione di Israele è sproporzionata. Tel Aviv ha vinto la guerra, non c’è alcun motivo per continuare i bombardamenti che uccidono civili”. Pur consapevole della sofferenza sul terreno – “le foto dei bambini di Gaza le ho viste anch’io. Inaccettabile, inaccettabile” – Tajani sottolinea ad Avvenire i limiti dell’azione diplomatica: “Netanyahu non ascolta noi, né Macron, né Washington”. Ma conferma l’impegno: “Stiamo facendo di tutto per convincerli a fermarsi. Ho ricevuto un segnale: il governo israeliano ha deciso di riattivare la linea elettrica di un desalinizzatore per 900 mila persone. È un segnale di amicizia e rispetto”. Sul riconoscimento dello Stato palestinese frena: “Non basta uno slogan. Non esiste ancora uno Stato unico. Vogliamo che nasca, riconosca Israele e sia riconosciuto. Siamo pronti a partecipare a una missione Onu a guida araba”. E chiarisce: “Abbiamo interrotto le forniture militari dal 7 ottobre 2023. Sui memorandum non è lì che si gioca la pace”.




