Per Monica Vitti Michelangelo Antonioni è stato un trampolino di lancio, lui la notò e ne fece la sua musa e la scelse come protagonista della tetralogia dell’incomunicabilità, composta da tre film in bianco e nero “L’avventura”, “La notte” e “L’eclisse” che sono ancora oggi considerati i primi film che trattano i temi dell’alinenazione e disagio sociale. In questo modo Vitti divenne Claudia in L’avventura, Valentina in La notte e Vittoria ne L’eclisse e poi Giuliana nel film Deserto Rosso.
“Io devo molto ad Antonioni perché è stato il primo regista che ha avuto fiducia in me” ricorderà un giorno Maria Luisa Ceciarelli, la donna che tutto il mondo ricorda con il nome di Monica Vitti. Scomparsa a 90 anni dopo una lunga malattia degenerativa (dal 2002 non è più apparsa in pubblico), colei che nel cinema ha lasciato impronte indelebili – interprete bellissima, seducente e ironica, incarnò donne complesse e affascinanti, malinconiche e divertenti – faticò molto ad avviare la sua carriera attoriale dopo il diploma all’Accademia d’Arte Drammatica (era il 1953 e i suoi genitori erano pure reticenti a questa sua ambizione). Non aveva il naso “giusto”, dicevano, e di lei – che nel 1955 debuttò al cinema (un piccolo ruolo in Adriana Lecouvreur di Guido Salvini), inizialmente piaceva solo la voce (doppiò diversi film di Fellini e Pasolini).
Il loro sodalizio artistico andò di pari passo con quello amoroso fino a quando sul set di Deserto Rosso Vitti conobbe Carlo Di Palma, direttore della fotografia, e se ne innamorò perdutamente.
Inebriato dal fascino di Monica, Carlo di Palma per lei divenne anche regista. Gli unici tre film da lui diretti hanno Vitti come protagonista. Anche in questo caso l’amore e il lavoro sono per Maria Luisa uniti e nel 1973 esce nelle sale Teresa la ladra, due anni dopo Qui comincia l’avventura e poi, l’anno dopo, Mimì Bluette fiore del mio giardino.
Nel 1973 Vitti e Roberto Russo si conoscono, piano piano nasce l’amore e nel 2000, dopo quasi 27 anni di fidanzamento i due decidono di sposarsi. Lei aveva 69 anni e lui 53. Non hanno avuto figli, a tal riguardo Vitti in una delle molte interviste rilasciate spiegò: “Una famiglia normale, con un marito e dei figli, mi spaventava. E non ho mai voluto un uomo che vedevo solo la sera, a cena. No, ho sempre cercato dei compagni di lavoro. Per condividere tutto”. Il loro però non è stato un amore meno intenso, anzi, si sono amati alla follia e questo sentimento, così grande, non è stato scalfito neanche dalla malattia.
Nel 2019, Russo parlando del suo grande amore ha raccontato al Corriere della Sera come avrebbero festeggiato gli 89 anni di Monica: “Le preparerò una torta con una candelina simbolica e insieme passeremo una delle tante giornate che abbiamo condiviso. Ci conosciamo da 47 anni, nel 2000 ci siamo sposati in Campidoglio e prima della malattia, le ultime uscite sono state alla prima di Notre Dame de Paris e per il compleanno di Sordi. Ora da quasi 20 anni le sto accanto e voglio smentire che Monica si trovi in una clinica svizzera, come si diceva: lei è sempre stata qui a casa a Roma con una badante e con me ed è la mia presenza che fa la differenza per il dialogo che riesco a stabilire con i suoi occhi, non è vero che Monica viva isolata, fuori dalla realtà”.
Roberto Russo ha iniziato a lavorare nel mondo del cinema come fotografo di scena, nel 1984 ha vinto il David di Donatello come miglior regista emergente per l’opera prima Flirt (1983), dove la protagonista era proprio Monica Vitti. La loro collaborazione artistica è proseguita poi con Francesca è mia (1986).





