L’Onu ha ufficialmente dichiarato lo stato di carestia a Gaza, la prima in Medio Oriente. Come ha sottolineato il comitato dell’Ipc (Integrated Food Security Phase Classification), la situazione è “catastrofica” per 500 mila persone nella Striscia. La carestia è stata ora confermata nel governatorato di Gaza City che copre circa il 20% della Striscia.

La carestia è confermata nel governatorato di Gaza, che comprende Gaza City e l’area circostante, e che si prevede che “condizioni catastrofiche” si estenderanno a Deir al-Balah e Khan Younis entro la fine di settembre. Oltre al blocco degli aiuti, a causare la carestia sono gli sfollamenti della popolazione e il collasso della produzione alimentare. Secondo l’Ipc, la carestia può essere “fermata e invertita“. “Il tempo del dibattito e dell’esitazione è passato, la fame è presente e si sta diffondendo rapidamente“, aggiunge il rapporto di 59 pagine, “nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che sia necessaria una risposta immediata e su larga scala”. “Qualsiasi ulteriore ritardo, anche di pochi giorni, si tradurrebbe in un’escalation totalmente inaccettabile della mortalità legata alla carestia”, prosegue l’Ipc.

Dura anche la condanna di Londra, che riconosce la responsabilità di Tel Aviv: “Il rifiuto del governo israeliano di consentire l’ingresso di aiuti sufficienti a Gaza ha causato la catastrofe della carestia, che rappresenta un oltraggio morale“, ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico, David Lammy.

Israele respinge con forza la dichiarazione dell’IPC. Il ministro degli Esteri sostiene che a Gaza non ci sia “alcuna carestia” e il rapporto è fatto “su misura per la falsa campagna di Hamas”. Per lo Stato ebraico l’Ipc “devia dalle proprie regole e ignora i propri criteri”, e l’intero rapporto “si basa su bugie di Hamas riciclate da organizzazioni con interessi acquisiti”. Israele accusa Hamas di ostacolare le operazioni umanitarie nella Striscia di Gaza.

La carestia a Gaza “avrebbe potuto essere evitata” senza “l’ostruzionismo sistematico di Israele”, accusa invece il capo dell’ufficio di coordinamento umanitario delle Nazioni Unite, Tom Fletcher. “Questa è una carestia che avremmo potuto evitare se ci fosse stato permesso di entrare nella Striscia. Eppure il cibo si sta accumulando ai confini a causa dell’ostruzionismo sistematico di Israele. Questa carestia ci perseguiterà e ci perseguiterà tutti”. Perché una regione venga classificata come in stato di carestia, almeno il 20% della popolazione deve soffrire di gravi carenze alimentari, con un bambino su tre affetto da malnutrizione acuta e due persone su 10mila che muoiono ogni giorno di fame, malnutrizione e malattie.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha promesso di distruggere Gaza City se Hamas non accetterà di disarmarsi, rilasciare tutti gli ostaggi rimasti nel territorio e porre fine alla guerra alle condizioni di Israele. “Presto, le porte dell’inferno si apriranno sulle teste degli assassini e degli stupratori di Hamas a Gaza, finché non accetteranno le condizioni israeliane per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il loro disarmo”, ha scritto il ministro sui social media. “Se non accettano, Gaza, la capitale di Hamas, diventerà Rafah e Beit Hanoun”, già rase al suolo, ha aggiunto.