Una delle registe più importanti del panorama Hollywoodiano è finalmente tornata alla direzione di una pellicola, una delle più attese della Mostra del Cinema di Venezia 82: Kathryn Bigelow. Con il suo A House of Dynamite, Bigelow ci racconta di un missile non rivendicato che viene lanciato contro gli Stati Uniti e di una corsa contro il tempo per attribuirne la paternità e scegliere se e come rispondere. Maestra del cinema action, Kathryn Bigelow ci ha regalato titoli del calibro di The Hurt Locker, vincitore di un Oscar come Miglior film e Zero Dark Thirty, candidato nella stessa categoria. A House of Dynamite segna il ritorno di Bigelow alla regia dopo ben otto anni dall’ultima fatica: Detroit. La pellicola, scritta da Mark Boal, alla terza collaborazione con Bigelow dopo The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, narra gli scontri di Detroit del 1967, scatenati dall’intervento della polizia in un bar privo di licenza. Alla fine, il risultato fu di 43 morti, 1.189 feriti, oltre 7.200 arresti e più di 2.000 edifici distrutti.

La stessa regista ha commentato A House of Dynamite così: “Sono cresciuta in un’epoca in cui nascondersi sotto il banco di scuola era considerato il protocollo standard di sopravvivenza alle bombe atomiche. Ora sembra assurdo (e lo era), ma allora la minaccia sembrava così immediata che misure del genere venivano prese sul serio. Oggi il pericolo non ha fatto altro che aumentare. Diverse nazioni possiedono armi nucleari sufficienti a porre fine alla civiltà in pochi minuti. Eppure si respira una sorta di torpore collettivo, una silenziosa normalizzazione dell’impensabile. Come si può chiamare tutto questo “difesa”, quando il risultato inevitabile è la distruzione totale? Volevo realizzare un film che affrontasse questo paradosso, che esplorasse la follia di un mondo che vive sotto l’ombra costante dell’annientamento ma ne parla raramente“. Nel cast troviamo Idris Elba, Rebecca Ferguson, Gabriel Basso, Jared Harris, Tracy Letts, Anthony Ramos, Moses Ingram, Jonah Hauer-King, Greta Lee e Jason Clarke. Presenti in conferenza ci sono sono

Kathryn Bigelow presenta in conferenza stampa “A House of Dynamite”

Presenti alla conferenza gli attori Jared Harris, Tracy Letts, Idris Elba, Rebecca Ferguson, la regista Kathryn Bigelow e lo sceneggiatore Noah Oppenheim. La prima domanda è per la regista: “Ci può raccontare perché questa siccità lavorativa e perché questo film l’ha fatta tornare?” “La passione è il motivo principale. Per girare un film devo veramente credere nel materiale, come in questo caso. è una questione globale la posizione in cui siamo oggi con le armi nucleari, viviamo in una casa piena di dinamite. Una domanda sulla sceneggiatura: “La sceneggiatura di Noè Oppenheim è arrivata prima dell’idea del film o viceversa?”, “Ci abbiamo lavorato insieme. Lui è un esperto dell’argomento e abbiamo avuto una collaborazione straordinaria“. Parla Oppenheim: “Kathryn è una regista straordinaria e abbiamo lavorato duramente fianco a fianco. Abbiamo costruito passo passo tutto il film insieme. Io sono stato un giornalista e questo mi ha aiutato a sviluppare la sceneggiatura per il film. Ho sfruttato i collegamenti che ho con CIA e FBI per poter realizzare il film“.

Subito dopo una domanda sul perché scegliere un atmosfera così spoglia per il film. “Sono stata fortunata a lavorare con una persona di grande talento come il fotografo Barry Ackroyd. Fa sembrare le cose più realistiche possibili. Viene dal documentario e questo approccio si vede. Senza di lui il film non ci sarebbe“. Una domanda per Rebecca Ferguson: “questo film sarà utile per le generazioni future come messaggio che ci racconta che queste cose possono succedere, prima o poi?” “In me il film ha suscitato interesse e voglia di conoscenza. Non sempre esprimo le mie opinioni ma il film mi ha portato ad una conversazione e ha comprendere, ancora di più, il mondo in cui viviamo. Perché, nonostante siamo in una relativa pace, viviamo in una casa di dinamite“. Una domanda per la regista: “il film ci fa vedere un America isolata, senza alleati. Qual è il dibattito che vorrebbe suscitare nel suo paese?” “La sceneggiatura è il risultato delle conversazioni con le persone che siedono nelle stanze di controllo. Abbiamo mostrato un approccio isolazionista, perché è proprio ciò che non vorremmo“.

Dobbiamo parlare del nucleare

A proposito del periodo storico in cui Bigelow ha iniziato a scrivere il film: “Ho iniziato a scrivere il film nn paio di anni fa ma la storia che vogliamo raccontare riflette la realtà del nostro mondo dall’inizio dell’epoca del nucleare. Quindi le dinamiche geopolitiche di un tempo non sono l’argomento, ma lo è la riserva di armi che potrebbe concludere la vita umana. Ed è un miracolo che ancora non sia successo. Volevamo raccontare questo sistema assurdo e la realtà dell’epoca nucleare in cui viviamo“. Idris Elba racconta com’è stato lavorare al film dal suo punto di vista: “Il film è stato girato in ordine cronologico e la mia storia arriva alla fine quindi non ho incontrato nessuno. La storia che io racconto parla di isolamento, proprio il messaggio che il film vuole esprimere. è stato un lavoro tanto realistico e incredibile, sembrava di lavorare ad un documentario“. La regista continua a raccontare la scelta fatta per il finale e sulla scelta di non concludere con l’impatto: “per noi era importante l’ambiguità: invitiamo il pubblico nella stanza e speriamo sia un invito sul decidere cosa fare davanti ad una situazione del genere. Era importante mantenere quell’ambiguità. Come i protagonisti, non sappiamo chi ha lanciato il missile e questa non conoscenza si mantiene per tutto il film, anche nel finale“.

Il cast racconta cosa hanno imparato dal film e del coraggio che ci vuole in situazioni del genere: “Sono grato che non dovrò mai essere in quella situazione e decidere se lanciare o no il missile. Non ce la farei, forse sono un codardo ma sono grato di non dovermi trovare in quella situazione“. Idris Elba: “è importante apprendere quando si diventa politici. Quando ci si trova in queste situazioni impossibili è tutta un questione di coraggio. Ho imparato che non avrei il coraggio di entrare in politica“. Rebecca Ferguson: “il mio personaggio non ha opinione non ha morale, segue le regole. Il coraggio porta a conversazioni difficili. Bisogna trovare il coraggio di agire, di prendere una decisione“.

Bigelow conclude parlando di come il film racconti di persone normali e il messaggio del film: “Sembrano eroi ma ricordiamoci sempre che sono umani e questa umanità esce fuori nella pellicola. Ed è la bellezza di questo film: la capacità di far uscire fuori questa umanità, nonostante la situazione distruttiva che si trovano davanti. Anche grazie alla scenografia siamo riusciti a dare questo senso di umanità. I luoghi sono identici a quelli reali, ed è un dono del nostro scenografo Jeremy Hindle. Ma così come un montaggio straordinario e una musica meravigliosa. Dobbiamo essere più informati. È questo il messaggio che ho voluto trasmettere e la speranza che ho sul futuro. Avviare discussioni sul nucleare e sulla non proliferazioni delle armi“.

Alessandro Libianchi

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