BDS, il movimento a guida palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele, ha lanciato un nuovo appello, invitando al boicottaggio dei concerti dei Radiohead. Il messaggio è stato pubblicato ieri, poco dopo l’annuncio, da parte della band, di un ritorno in scena dopo sette anni lontani dal palco. Tra novembre e dicembre, infatti, il gruppo sarà in tour per venti date, quattro delle quali si terranno all’Unipol Arena di Bologna.
La nota diffusa recita: «Mentre il genocidio dei palestinesi a Gaza da parte di Israele raggiunge la sua ultima, brutale e depravata fase che prevede la carestia, i Radiohead continuano a restare colpevolmente in silenzio». Il movimento è particolarmente critico nei confronti di Jonny Greenwood, reo di essersi esibito al Barby di Tel Aviv: «Ha ripetutamente superato il nostro picchetto suonando a poca distanza da un genocidio trasmesso in diretta assieme a un artista che intrattiene le forze armate israeliane che compiono quel genocidio».
BDS contro i Radiohead: «Continuano a restare colpevolmente in silenzio»

Continua il messaggio: «I palestinesi ribadiscono l’appello a boicottare i concerti dei Radiohead, compreso il tour che pare ci sarà, fino a quando la band non prenderà le distanze in modo convincente come minimo dall’attraversamento del nostro picchetto pacifico da parte di Jonny Greenwood durante il genocidio di Israele contro i palestinesi a Gaza».
A maggio, il frontman Thom Yorke aveva pubblicato una lettera aperta, in cui chiarito la sua opinione in merito alla questione. Scriveva il cantante: «Mi auguro che per chiunque abbia ascoltato anche solo una nota dei dischi della mia band o qualsiasi altra musica che ho creato negli anni, o guardato le opere grafiche o letto i testi sia ovvio che mai potrei supportare qualunque forma di estremismo o disumanizzazione degli altri. In una vita di lavoro svolto insieme ad altri musicisti e artisti vedo anzi lo sforzo per contrastare tutto ciò cercando di creare opere che vadano contro il controllo, le costruzioni, le minacce, le sofferenze, le intimidazioni e incoraggiare invece il pensiero critico capace di andare oltre i confini, la comunanza dell’amore, dell’esperienza e della libera espressione creativa».
La lettera di Thom Yorke
Yorke si era scagliato indistintamente contro il governo israeliano e Hamas: «Netanyahu e la sua cricca devono essere fermati. Hamas si nasconde cinicamente dietro la sofferenza di un popolo. La caccia alle streghe sui social aiuta gli estremisti. Recuperiamo umanità e dignità».
Aveva poi concluso: «La caccia alle streghe sui social (niente di nuovo) da entrambe le parti mette sotto pressione gli artisti e chiunque capiti a tiro quella settimana affinché facciano dichiarazioni. Questo non fa altro che aumentare la tensione, la paura e l’estrema semplificazione di problemi complessi che meriterebbero un vero dibattito faccia a faccia tra persone che vogliono sinceramente che i massacri finiscano e si trovi una qualche forma di comprensione».
Federica Checchia





