Di solito i Cinecomic vivono in un’universo a parte nel mondo cinematografico. Sono sempre stati un po’ “bullizzati” dalle altre pellicole più impegnate, perché considerati meno importanti, ma oggi i tempi sono cambiati. Dopo aver conquistato una grande fetta (se non quasi tutta) del pubblico, ora nel 2018 fanno breccia nel cuore ruvido e a volte incomprensibile degli Academy: “Logan – The Wolverine” viene candidato per la “Miglior sceneggiatura non originale“.

Logan – The Wolverineè la corsa finale di Hugh Jackman, dopo ben 17 anni, nei panni del più rabbioso, musone e introspettivo degli X-Men, e a differenza delle altre pellicole dedicate ai Mutanti, dove, come ogni cinecomic che si rispetti, ci sono effetti speciali, città distrutte e super cattivoni, in questa l’eroismo ha un tono più umile, pacato, ma di un impatto più devastante.

La storia, ispirata al fumetto “Old Logan” una delle storie più belle sul “Lupo con gli Artigli di Adamantio“, racconta di un futuro dove i mutanti sono quasi scomparsi e i pochi rimasti, datesi alla macchia, sono perseguitati. Logan ormai distrutto per le mille battaglie, le sofferenze subite, i sensi di colpa e per il suo fisico sempre più logorato, si ritrova a fare lo chauffeur di una limousine per vivere. Si occupa di un vecchio Charles Xavier, con la mente ormai persa, quindi sempre più instabile e pericoloso, che è costretto a tenere nascosto e rinchiuso per non far accadere nuovamente ciò che successe anni prima e portò la distruzione dei suoi compagni. Il vecchio e non più ormai Wolverine si trascina nella vita nell’attesa di morire, ma succede qualcosa che lo sconvolge, arriva una ragazzina con i suoi stessi poteri inseguita da un’organizzazione che vuole trasformare (e creare) i Mutanti in armi da guerra. Inizia questo viaggio della speranza, la sua ultima missione, per dare un senso a tutto ciò che è stato e trasmetterlo a lei, il suo futuro.

In questo film non ci sono eroi super potenti, non ci sono i famosi X-Men tutti colorati, battutine e “siamo grandi amiconi in questa scuola”, c’è Logan, c’è Charles (meraviglioso Patrick Stewart) e una bimba ispanica con la stessa oscurità del primo, Laura Kinney/X-23 (la piccola Dafne Keen).  Non ci sono intere città distrutte, il cattivo di turno che viene da un’altra dimensione o pianeta, grandi eserciti, c’è la semplice cattiveria dell’uomo. “Logan – The Wolverine non è un cinecomic, o meglio, non è quello a cui siamo abituati: è triste, arrabbiato, devastante, riflessivo, incerto, ansioso, UMANO (a me ha fatto piangere tanto!).

Quindi non deve sorprenderci la sua nomination in questa categoria, anzi deve farci strano che Hugh Jackman e Patrick Stewart non sono stati candidati come “Miglior Attore Protagonista” e “Miglior Attore Non Protagonista“. Infondo questo film era stato già riconosciuto come uno dei 10 migliori film dell’anno dalla National Board of Review e ha ottenuto anche una Nomination come “Miglior Sceneggiatura Non Originale” dalla Writers Guild of America. In ogni caso è un grande evento che un “Film sui Supereroi” è candidato in una categoria diversa da “Miglior Effetti Speciali” (categoria in cui quest’anno è candidato “I Guardiani della Galassia Vol. 2“), più grande di quando vinse Heath Ledger come Joker ne “Il Cavaliere Oscuro“.

Hugh Jackman infatti con un Tweet ha espresso con parole dolcissime tutta la sua felicità e ha riempito di complimenti Jason Magold, regista del film:

Insomma, “Logan – The Wolverine” sta aprendo una nuova strada per gli Oscar ai cinecomic, insieme a “Wonder Woman“, che doveva essere candidato come film, ma è uscito a bocca asciutta senza neanche una mini nomination (e per me è giusto, ve l’ho scritto più volte, non è un film fatto bene. Ha una buona base, ma è stato sviluppato male), sono riusciti a dare un diverso spessore a queste pellicole ritenute semplici blockbuster buoni solo per la massa.

Non è certo detto che il film il 27 febbraio vinca, anche se ha comunque le stesse probabilità degli altri titoli candidati, ma se dovesse portarsi a casa la statuetta tra gli artigli di adamantio, i Supereroi finalmente avrebbero il giusto riconoscimento in questo mondo cinematografico sempre più bizzarro.

Maria Francesca Focarelli Barone (BatMary).