Il tema del comico nel cinema continua a rivelarsi un tasto dolente, soprattutto per i cinefili – o sedicenti tali – , che considerano “buon cinema” solo pellicole di genere storico o drammatico, possibilmente non più brevi di un paio d’ore. Eppure, il comico ha accompagnato il cinema impegnato fin dagli albori della sua storia, rivelandosi sempre attuale e capace di fornire una chiave di lettura originale della realtà. Lo dimostra il ritorno in sala di due cult comici: Una pallottola spuntata prima e Scary Movie 6 poi. Sta tornando dunque la comicità demenziale?
I film comici o ancora prima, le comiche, costituiscono un tassello fondamentale della storia del cinema anche se il loro valore non è sempre stato riconosciuto, perché considerato meno rilevante rispetto ad altri generi. Tuttavia, la storia racconta un’altra verità: non soltanto il comico ha avuto un ruolo decisivo nella formazione del linguaggio cinematografico, ma in diverse occasioni è stato proprio questo genere a decretare il successo di intere produzioni, inserendosi prima come contenuto più leggero per risollevare il pubblico dalla visione di lungometraggi impegnati, poi per fornire sguardi originali sulla realtà.
Il cinema comico: dagli albori a oggi

Nei primi anni della storia del cinema, la produzione comica trovava il suo posto nella programmazione con film brevi da non più di una bobina – il rullo che avvolgeva la pellicola cinematografica -, quindi viene da sé che fosse di durata molto breve, spesso meno di 15 minuti. Solitamente le comiche erano proiettate prima o dopo il lungometraggio principale per assolvere a due funzioni specifiche: se proiettate prima, permettevano al pubblico di distendersi prima della visione, se proiettate dopo consentivano di ricomporsi dalla tensione drammatica di quanto appena visto.
Dopo un iniziale successo, il genere conobbe un tracollo, prima di rinascere negli anni Venti e Trenta grazie ai maestri della settima arte, da Charlie Chaplin, a Buster Keaton fino ai Fratelli Marx e Peter Sellers. È in questa fase che si compie il passaggio dalla slapstick comedy basata su gag caricaturali, alla commedia vera e propria dotata di una trama. Ed è così che il genere si è scoperto una vera e propria novità capace di calibrare a proprio piacimento il peso della gag e dell’intreccio, per interpretare la realtà attraverso nuove prospettive, pur rimanendo spesso poco apprezzato dalla critica.
Comico o dramma?
La battuta d’arresto subita dal comico, intorno agli anni dieci del secolo scorso, fu dettata da un’esigenza da parte dell’industria cinematografica che aspirava alla produzione di contenuti quanto più educativi e lontani dalla caricatura della slapstick comedy dei primi anni. L’obiettivo era ricercare qualcosa che andasse oltre la mera risata e che scavasse più nel profondo. Tuttavia, era spesso proprio il genere comico a guidare le case di produzione al successo perché capace di generare incassi certi e significativi. Lo dimostra il fenomeno tutto italiano del duo comico composto da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (Franco e Ciccio), i cui film comici negli anni sessanta salvarono dalla bancarotta la casa di produzione Titanus, in seria difficoltà per la produzione de Il Gattopardo di Luchino Visconti e dall’epopea Sodoma e Gomorra di Robert Aldrich.
E dunque, perché il comico continua ad essere considerato qualitativamente inferiore? La risposta più facile e versatile ma quanto mai appropriata è che si tratta di un bias, che porta a pensare che “popolare” implichi “inferiore” e che le risposte entusiastiche del pubblico delineino il profilo di un popolo che preferisce una risata facile ad un film che preveda qualche minuto di introspezione. Ma non è detto che l’una condizione escluda l’altra. I già citati Keaton, Chaplin, Sellers infatti, hanno portato al cinema un modo di leggere la realtà che non eccede nella riflessione esistenziale o nel sentimentalismo ma guarda al reale, lo deforma e, semplicemente ne ride.
Una pallottola spuntata e Scary Movie: il ritorno del comico
Il comico dunque assolve ad una funzione non da poco che è quella di conferire al riso il valore ed il rispetto che merita, come mostra il ritorno in sala di due classici di questo genere. Il primo è Una pallottola spuntata, reboot di un grande classico del 1988 diretto da David Zucker e con Leslie Nielsen, distribuito nelle sale italiane il primo agosto scorso. La trama è lineare e risponde ai topoi del cinema comico: un protagonista goffo, solitamente un poliziotto, questa volta interpretato da Liam Neeson (nei panni del figlio del protagonista del film originale) alle prese con una situazione apparentemente più grande di lui ma che, con non pochi intoppi, alla fine riesce a risolvere, esempio di come il comico continui a giocare con i suoi stessi cliché, adattandosi a nuovi interpreti e contesti.
D’altra parte, c’è Scary Movie 6 la cui uscita nelle sale italiane è prevista per il 12 giugno del 2026. Il primo capitolo della fortunata serie è stato diretto da Keenen Ivory Wayans nel 2000 ed è ormai un cult. La trama rilegge il thriller e l’horror in chiave comica, seguendo le vicissitudini di un gruppo di amici che si trovano ad affrontare le conseguenze sinistre di un omicidio in cui si trovano coinvolti. Le informazioni sul sesto capitolo della serie sono poche ma quello che è certo è che anche in questo caso si rivisiterà l’horror, ribaltando le regole di un genere che forse si prende fin troppo sul serio.
Apologia del comico
Insomma, il comico non è soltanto intrattenimento leggero: è satira, deformazione del reale, chiave critica. Per Bergson, filosofo francese, ridere è un gesto sociale che nasce dalla pura razionalità, il che lo qualifica come attività esclusivamente umana che ci permette di prendere le distanze dalle cose e di guardarle con lucidità per riflettere su di esse.
È per questo dunque che il comico non può essere rilegato a genere minore: perché restituisce al pubblico la possibilità di leggere la realtà da un’altra prospettiva. Non si tratta di mera risata, ma della capacità di reinterpretare il mondo attraverso nuovi filtri. In questo risiede la sua forza: nell’aiutarci a riconoscere le contraddizioni del reale, riderne insieme e, nel farlo, comprenderle meglio.
Ludovica Povia
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