Droni ucraini hanno colpito una delle più grandi raffinerie di petrolio della Russia nelle prime ore di domenica, causando esplosioni nella regione russa di Leningrado, secondo quanto riferito dall’esercito ucraino e da funzionari russi.

L’attacco ha preso di mira la raffineria di Kirishi, dove si è sviluppato un incendio con fumo denso, l’ultimo di una serie di attacchi ucraini contro le infrastrutture petrolifere russe, da cui secondo Kiev la Russia ottiene i proventi per finanziare la guerra contro l’Ucraina.

L’impianto, gestito dal gigante petrolifero Surgutneftegas, produce quasi 18 milioni di tonnellate di greggio all’anno, pari al 6,4 per cento del totale del Paese, ed è uno dei primi tre impianti russi per produzione. La raffineria si trova a oltre 800 chilometri dal confine con l’Ucraina.

Il governatore di Leningrado, Alexander Drozdenko, ha dichiarato che tre droni sono stati abbattuti sopra l’area di Kirishi e che l’incendio è stato causato dalla caduta di detriti.

L’attacco sulla raffinerie di petrolio della Russia, dopo l’ultimatum di Trump sul petrolio russo

Il raid arriva dopo che il presidente degli Stati Uniti ha ribadito le minacce di ritorsioni contro i Paesi che continuano ad acquistare petrolio russo. Sabato, Donald Trump ha chiesto agli alleati Nato di imporre dazi agli acquirenti di petrolio russo, tra cui la Cina per cui ha ipotizzato tariffe commerciali dal 50 al 100 per cento, come già fatto con l’India.

Per la Casa Bianca è importante bloccare una delle principali fonti di finanziamento della Russia per la sua guerra in Ucraina, per costringere il Cremlino al tavolo dei negoziati.

Trump ha incontrato il mese scorso il presidente russo Vladimir Putin in Alaska e il l’ucraino Volodymyr Zelensky a Washington, per trovare un modo di porre fine alla guerra, ma nessun progresso significativo è stato raggiunto da allora.

La Russia rimane il secondo esportatore di petrolio al mondo, ma l’aumento stagionale della domanda e i continui attacchi dei droni ucraini hanno causato una carenza di benzina nelle ultime settimane.

Le stazioni di servizio sono rimaste a secco in alcune regioni del Paese, con gli automobilisti che hanno fatto lunghe file e i funzionari che sono ricorsi al razionamento o hanno interrotto del tutto le vendite.

Per cercare di alleviare la carenza, la Russia ha sospeso le esportazioni di benzina, dichiarando mercoledì un divieto totale fino al 30 settembre e un divieto parziale per commercianti e intermediari fino al 31 ottobre.