Per ordine del governo russo, dall’inizio di settembre tutti i cellulari, tablet e le smart tv venduti nel Paese hanno già installata una nuova applicazione. Sviluppata su richiesta di Vladimir Putin, si chiama MAX e serve per chattare o chiamare; nasce come alternativa ad altre piattaforma di messaggistica, come Telegram o WhatsApp. È stata sviluppata da VK, azienda digitale che ha creato il social network russo Vkontakte, e il cui proprietario, Yuri Kovalchuk, è molto vicino all’esecutivo.
Rispetto alle sue concorrenti, quest’app ha, tuttavia, delle regole sulla protezione dei dati personali molto meno ferree. Per questo, secondo molti, si stratterebbe di uno strumento voluto dal Cremlino per controllare le conversazioni private dei cittadini. Nelle condizioni di utilizzo di MAX, infatti, è specificato chiaramente che l’applicazione di riserva il diritto di trasferire i dati sensibili degli utenti «a qualsiasi autorità statale o ente di autogoverno locale» che li richieda.
MAX, l’applicazione voluta da Putin, si ispira a WeChat
Da metà agosto, Roskomnadzor, l’agenzia governativa responsabile delle telecomunicazioni, ha reso impossibile l’utilizzo di WhatsApp e Telegram per effettuare chiamate. Il suo portavoce ha motivato la scelta affermando che queste venissero usate per attività terroristiche o truffe.
Attualmente, MAX è disponibile solo per chi ha un numero di cellulare russo o bielorusso. Il suo sviluppo sta rendendo difficile per gli oppositori di Putin comunicare tra loro e al di fuori della Russia. Diverse persone hanno notato l’estrema somiglianza tra l’applicazione e la piattaforma WeChat, nata in Cina, che ormai viene utilizzata per qualsiasi attività, e della quale il governo di Xi Jinping si serve come strumento di controllo e censura sulla popolazione.
Federica Checchia





