Donald Trump ha fatto causa per diffamazione al New York Times, a quattro dei suoi giornalisti e a Penguin Random House, tra le più importanti case editrici al mondo. Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto alla testata americana un risarcimento danni dell’ammontare di quindici miliardi di dollari. Motivo dell’azione legale sono alcuni articoli pubblicati dal giornale e dal libro Lucky Loser.

Durante l’estate, il tycoon ha denunciato anche il Wall Street Journal, due giornalisti, le società che possiede la testata (la Dow Jones e la News Corp) e il proprietario Rupert Murdoch. Al centro del contenzioso, un articolo riguardante un biglietto di auguri piuttosto volgare inviato, nel 2003, da Donald Trump a Jeffrey Epstein. In quel caso, il risarcimento richiesto ammonta a dieci miliardi di dollari.

La denuncia di Donald Trump che coinvolge tre premi Pulitzer

Nella denuncia depositata, il New York Times viene descritto come un «portavoce del Partito Democratico». Per il momento, il quotidiano non ha rilasciato commenti a riguardo. Tra i reporter coinvolti ci sono Susanne Craig, che spesso si occupa di questioni finanziarie che riguardano il presidente, e Russ Buettner, che con lei aveva vinto il premio Pulitzer nel 2019. Nel libro Lucky Loser, i due giornalisti ricostruiscono come Trump abbia sperperato la ricchezza lasciatagli dal padre, confutando i suoi racconti sull’essersi “fatto da solo”.

La causa cita anche il principale corrispondente dalla Casa Bianca del New York Times, Peter Baker, e Michael S Schmidt, che ha indagato su Trump, vincitore di ben due Pulitzer. Il giornalista ha ottenuto uno di questi premi proprio grazie alla sua inchiesta sul presidente statunitense.

Federica Checchia