Il movimento “No Music For Genocide”, al quale hanno aderito numerosi musicisti, dai Fontaines DC ai Massive Attack, sta lavorando attivamente a sostegno del popolo palestinese. La sua ultima iniziativa, infatti, vede protagonisti oltre quattrocento artisti, che hanno rimosso i propri cataloghi dalle piattaforme musicali in Israele. Ad accompagnare la campagna, c’è un nuovo sito web, che mostra l’elenco completo degli artisti e delle etichette discografiche che hanno reso i propri cataloghi indisponibili su piattaforme come Spotify e Apple Music in Israele.
La dichiarazione d’intenti di “No Music For Genocide”
Nella dichiarazione ufficiale del sito si legge: «La campagna No Music For Genocide è un boicottaggio culturale contro Israele. Oltre quattrocento artisti ed etichette hanno inizialmente geo-bloccato o rimosso la loro musica da quel territorio in risposta al genocidio di Israele a Gaza; alla pulizia etnica in Cisgiordania occupata; all’apartheid all’interno di Israele / ’48; alla repressione politica delle iniziative a favore della Palestina ovunque viviamo; e ai legami dell’industria musicale con armi e crimini contro l’umanità».
«Questo atto concreto è solo un passo verso l’onorare le richieste palestinesi di isolare e delegittimare Israele, mentre continua a uccidere impunemente sulla scena internazionale. I boicottaggi culturali di successo contro l’apartheid in Sudafrica dimostrano che il nostro lavoro creativo ci conferisce potere e responsabilità. Quando lo esercitiamo insieme, aumentiamo la pressione collettiva in un movimento globale, interdipendente, che va da Hollywood ai porti del Marocco».
«Nel giro di pochi mesi dall’invasione russa dell’Ucraina, tutte le major hanno rimosso unilateralmente l’intero catalogo dalla Russia o hanno chiuso completamente le attività, condannando implicitamente o esplicitamente le azioni di Putin e donando all’Ucraina. Nessuna misura del genere è stata adottata contro Israele, o a sostegno della Palestina, dopo decenni di occupazione illegale e 23 mesi di genocidio accelerato da parte di Israele».
Federica Checchia





