Il caso Tod’s è stato solo la punta dell’iceberg di un problema di “tutela del Made in Italy” sollevato dal Ministro Adolfo Urso. Che ha, infatti, convocato per mercoledì 15 ottobre un tavolo urgente. Lo scopo è quello di “definire le misure per la tutela della reputazione del Made in Italy e per contrastare l’invasione dei prodotti del fast fashion”. Il ministro ha infatti recentemente interagito con l’imprenditore Diego Della Valle, il fondatore e presidente del gruppo Tod’s. Raccogliendo l’appello dell’imprenditore, ha assicurato l’impegno del governo a tutelare la moda italiana. Inoltre, l’ha messo a conoscenza del provvedimento legislativo che dovrebbe tutelare la legalità della filiera produttiva, d’intesa con le associazioni del settore.

Made in Italy, mercoledì “tavolo urgente” al Ministero

Il tavolo vede protagonisti Confindustria Moda, la Camera Nazionale della Moda Italiana, Fondazione Altagamma, e anche Confartigianato Moda e Cna Moda. In programma una prima richiesta rivolta all’Ue sul fast fashion. Infatti, si vorrebbe eliminare l’esenzione dai dazi doganali dei pacchi di valore inferiore a 150 euro. Nell’Unione Europea solo nel 2024 sono entrati una media di oltre 12 milioni di pacchi al giorno. Inizialmente si è parlato di un dazio di due euro, ma al momento nessun provvedimento è stato adottato. A differenza, invece, della Francia, che ha introdotto una tassa sull’impatto ambientale del fast fashion: massimo di 5 euro per capo fino a un massimo del 50% del prezzo del prodotto.

Si tratta di misure che vogliono contrastare la concorrenza spietata del fast fashion, che danneggia invece i brand italiani. “La reputazione dei nostri brand, costruita nel tempo come sinonimo di qualità e saper fare italiano, è oggi sotto attacco. Sia sul fronte interno che internazionale. Dobbiamo contrastare subito questa duplice grave minaccia, garantendo la piena legalità della nostra filiera produttiva e, nel contempo, fermando l’ondata dell’ultra fast fashion che monta anche quale effetto indiretto dei dazi americani sui prodotti cinesi. L’Italia non può permettersi di disperdere questo patrimonio di eccellenza, creatività e occupazione. Per questo siamo al lavoro, insieme con tutti gli attori del comparto, per realizzare immediati interventi legislativi che possano anche meglio contrastare il fenomeno del caporalato“.

Marianna Soru