Un Macbeth distante dalla Scozia del dramma Shakesperiano, trasportato inconsciamente in scena in un’arcaica e funesta Barbagia, una terra intrisa di simboli e di segni, di tradizioni millenarie, di storia pura e vera.
“Macbettu” scritto dal drammaturgo Alessandro Serra, in scena al Teatro Argentina fino al 6 maggio, è un esperimento ed uno studio demo-entro-antropologico della tradizione sarda e delle suoi più antichi misteri, dei suoi colori cupi, dei suoi suoni radicati in danze ritmiche e cadenzate, rendendo così lo spettacolo un vero tripudio di antropologia.
Una rilettura della pièce Shakesperiana, puramente in sardo lugodorese, dalle cadenze ritmate, spigolose, un dialetto figlio del latino che dà enfasi alla rappresentazione ed al grande movimento scenico che gli attori creano, formando una danza dialettica culturale.
Ma vi sono alcune analogie significative e rilevanti fra l’età Elisabettiana ed il mondo della tradizione sarda; La donna è totalmente esclusa dalla rappresentazione, non può vestire nessun ruolo. Può essere rappresentata e personificata solamente da una figura maschile.
Le tre streghe, rappresentano la maschera di Sa Filonzana, figura della tradizione sarda. Codesta maschera è riconducibile alle parche romane, le cosiddette “figlie della notte”, che tessono i fili del nostro destino.
Il pane carasau, le pelli, il sughero, i continui suoni cupi prodotti dai campanacci, dai tamburi funesti e le maschere, riconducibili ai mamuthones e agli issohadores, il vino simbolo del Dionisiaco, sono tutti gli elementi della festa antropologica allestita e curata da Alessandro Serra.
Una festa pseudo -iconica è altresì rappresentata dal banchetto fra gli otto uomini, in una sorta di “Ultima Cena”, interrotta dalla rottura del pane carasau, fragile e sottile come la vita dei protagonisti.
Un vortice di danze quelle degli attori della compagnia Teatropersona, d’impronta ancestrale, primitiva, ricollegandosi allo stile Grotowskiano.
Rilevante, la logica degli attori nello spazio teatrale, formando una vera dialettica corporea attraverso un disegno geometrico preciso; linee rette, cerchi, rettangoli, una danza antropologica, dai tratti religiosamente geometrici.
Una danza, quella di Alessandro Serra, che scruta le civiltà ancestrali, non tanto distanti da quelle odierne.
Un ritratto demo-entro-antropologico della nostra società, in primis di quella barbaricina.
Macbettu è una danza ritmica.





