Il governo del Pakistan e il regime talebano dell’Afghanistan hanno concordato un cessate il fuoco di 48 ore, entrato in vigore mercoledì sera ora locale. Entrambe le nazioni indicano che l’intesa è stata avanzata dalla rispettiva controparte.

Prima dell’annuncio del cessate il fuoco, le forze armate pakistane avevano effettuato “attacchi di precisione” come forma di rappresaglia nella provincia afghana di Kandahar e sulla capitale Kabul.

Il Pakistan accusa l’Afghanistan di non combattere i gruppi terroristici

Afghanistan e Pakistan condividono un confine di oltre 2.600 chilometri, dove ci sono già stati in passato attacchi reciproci: quelli più recenti, iniziati nel fine settimana, sono stati però eccezionali per estensione e violenza. Per i talebani, l’attacco era una ritorsione per due bombardamenti aerei avvenuti venerdì (uno sulla capitale afghana Kabul e l’altro nella cittadina di Paktika) di cui ha accusato il Pakistan, ma che l’esercito pakistano non ha rivendicato.

Questo nuovo ciclo di violenze tra i due paesi, che hanno relazioni complicate, era stato innescato da alcuni attacchi condotti dalle forze armate pachistane a Kabul e nell’est del paese il 9 ottobre. Il regime afgano aveva reagito lanciando un’operazione militare lungo il confine.

Il 15 ottobre la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) ha riferito di “decine di civili uccisi o feriti”, mentre il relatore speciale delle Nazioni Unite Richard Bennett ha invitato le parti alla “massima moderazione”.

Si è trattato del terzo grande scontro armato tra i due Paesi vicini in una settimana. Il conflitto ha causato la morte di decine di soldati pakistani e di oltre 200 militanti talebani.

Islamabad ha ripetutamente chiesto a Kabul di impedire ai gruppi che considera terroristi di usare il territorio afghano come base per attacchi al Pakistan. L’Afghanistan nega però tali accuse.