Nel corso della sua ultima convention, il Partito Nazionale Scozzese (SNP) ha annunciato di voler provare ancora una volta a raggiungere il suo principale obiettivo: l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Gli indipendentisti sembrano intenzionati a organizzare un nuovo referendum, nella speranza di ottenere un risultato diverso da quello del 2014, che fallì. Si tratta di un approccio decisamente più diretto rispetto a quello dell’ex leader Nicola Sturgeon e dei suoi sostenitori, che volevano prima verificare il consenso del SNP “sul campo”, valutando le preferenze ricevute alle prossime elezioni scozzesi, previste a maggio del 2026.
Peraltro il nuovo segretario di partito, nonché primo ministro scozzese, John Swinney non ha specificato come tenterà di superare gli ostacoli legali legati a un nuovo referendum. Per convocarlo, infatti, è necessaria l’autorizzazione del parlamento britannico. Al momento i Laburisti hanno una netta maggioranza, e il premier Keir Starmer ha più volte escluso la possibilità di accettare un referendum di questo tipo durante il proprio mandato. «Non è mai stata una priorità e penso che l’SNP abbia le priorità sbagliate», ha dichiarato recentemente, aggiungendo di poter «capire perfettamente perché la gente in tutta la Scozia voglia un cambiamento, ma è per questo che queste elezioni sono così importanti».
Il “piano” di John Swinney per un nuovo referendum sull’indipendenza della Scozia
Durante la convention, i presenti si sono espressi circa una mozione, presentata da oltre quaranta sezioni dell’SNP, volta a impegnare Swinney ad adottare la tattica del “referendum di fatto” promossa da Sturgeon. Il nuovo leader è però riuscito a farla bocciare, e a far approvare la sua, promettendo di avere un “piano segreto”, del quale non ha però voluto condividere alcun dettaglio.
Secondo molti, Swinney vorrebbe partire dal risultato delle prossime elezioni e usarlo come presupposto per un nuovo referendum; per farlo, l’SNP dovrebbe ottenere la maggioranza dei centoventinove seggi che compongono il parlamento scozzese. Ad oggi, questa condizione si è verificata una sola volta, nel 2011. Proprio in quell’occasione, il premier conservatore David Cameron si vide costretto a permettere la consultazione, che ebbe luogo tre anni dopo; un precedente storico che il segretario di partito auspica di ripetere.
Federica Checchia





