Dopo anni di battaglia legale, iniziata nel 2018, la Corte superiore d’appello di Bogotà ha deciso di assolvere Álvaro Uribe, settantatré anni. L’ex presidente colombiano era accusato di aver indotto diverse persone a testimoniare il falso in un processo; il tribunale di primo grado lo aveva condannato a dodici anni di carcere.
La lettura della sentenza di secondo grado ha occupato l’intera mattinata di martedì, durante la quale i giudici hanno esaminato, uno per uno, i cinque episodi per i quali Uribe era stato giudicato colpevole. La sessione è iniziata con i tre casi di corruzione: quello dell’ex paramilitare Carlos Enrique Vélez, noto come Víctor; la testimonianza di Eurídice Cortés, alias Diana; e la dichiarazione di Juan Guillermo Monsalve. In tutti e tre i casi, sono emerse delle contraddizioni nelle testimonianze.
Il processo ad Álvaro Uribe ha avuto inizio nel 2018
Uribe ha guidato la Colombia dal 2002 al 2012; i fatti, invece, risalgono al 2012. Per l’accusa, il politico e uno dei suoi avvocati avrebbero influenzato diversi esponenti di gruppi paramilitari per accusare falsamente il senatore di sinistra Iván Cepeda, suo principale oppositore, di essere in combutta con loro.
Nel 2018 la Corte Suprema, che l’ex leader aveva interpellato per screditare Cupeda, aveva concluso che il suo entourage avesse operato in modo torbido contro il senatore, dando il via a un’indagine contro lo stesso Uribe. Dopo la condanna in primo grado, la Corte d’appello ha accolto il ricorso presentato dal team legale dell’ex presidente. I giudici, infatti, hanno riscontrato una serie di incongruenze ed errori in alcune testimonianze chiave e nelle prove esaminate durante il primo processo; al termine delle verifiche, hanno optato per l’assoluzione.
Federica Checchia





