Hirogami si presenta come un Action Platform 3D con un look davvero super attraente, incentrato sul tema degli origami e ambientato in una serie di location che strizzano l’occhio all’oriente in tutte le sue sfaccettature. Del resto è stato sviluppato da Bandai Namco Singapore, una città nota per essere un calderone ribollente di culture provenienti da ogni parte dell’Asia, dal Giappone, alla Cina, alla Korea e pure all’India e alle Filippine. L’eredità culturale si sente, e il gioco mira a fonderla con l’accessibilità tipica dei platform moderni.
Proprio il tema e l’aspetto, il colpo d’occhio artistico di Hirogami sono i suoi maggiori selling point. Il design dei personaggi, le ambientazioni fantasy realizzate con la tecnica dell’origami e la palette cromatica vibrante sono il vero fiore all’occhiello. Riferimenti Artistici: Il titolo eccelle nel catturare l’immaginario; si pensi al tratto elegante e all’ispirazione orientale di un Ōkami o alla direzione artistica dettagliata e spirituale di un Kena: Bridge of Spirits. La costante presenza di animazioni che simulano la piegatura della carta (origami) non è un mero vezzo estetico, ma si intreccia con le meccaniche di trasformazione di Hiro, rendendo l’esplorazione e il combat visivamente unico.
Purtroppo, a fronte di una caratterizzazione eccellente di avversari, ambientazioni, protagonista e via dicendo, il comparto tecnico e il gameplay vero e proprio non sono, purtroppo, rifinite a dovere, o almeno non con la stessa cura.

Tante Idee, Poca Rifinitura
Non è solo questione di “banalità”. Hirogami ha tantissime idee “nuove”, o comunque peculiari. Il core loop si basa sulle trasformazioni necessarie al protagonista per esplorare a modo e superare gli ostacoli o gli avversari. Queste trasformazioni, che il giocatore deve imparare a padroneggiare in sequenza e tempismo perfetto, sono il vero cuore delle sfide.

I livelli sono intessuti di puzzle che, pur non essendo punitivi, vanno dal molto semplice all’appena sfidante, rimanendo coerenti con una curva di difficoltà mite, un classico per questo genere di giochi. L’esperienza ludica iniziale è scorrevole e gradevole.
Tuttavia, è proprio nella messa a terra di queste idee che il sistema platform vacilla. Hirogami delude su una serie di incertezze tecniche non trascurabili:
- Hitbox e Precisione: Le hitbox sono non leggibili, sia per il protagonista che per i nemici, rendendo il combattimento impreciso e frustrante.
- Piattaforme e Salti: Il problema si acuisce sulle piattaforme su cui effettuare salti e superare le sezioni platform. L’atterraggio è spesso impreciso e il controllo sul personaggio non è sempre all’altezza delle sfide richieste, causando cadute inaspettate o fallimenti inspiegabili.

Verdetto Finale: Level design riuscito, ma tecnicamente… “rotto”
La delusione è forte perché la cura riposta nel level design è evidente e ispirata. Ogni location è un trionfo estetico che sfrutta l’arte dell’origami come meccanica di gioco e non solo come mera cosmesi. Ma, come recita la regola non scritta del game design, se poi il gioco è “rotto” sul fronte tecnico non c’è buon design che tenga. L’implementazione frettolosa del combat e del movimento minano l’esperienza complessiva.
Sconsigliare in toto Hirogami sarebbe un crimine, specie per chi vuole apprezzare l’aspetto artistico senza farsi condizionare dai voti. Tuttavia, è anche difficile consigliare a cuor leggero un’esperienza così bella da osservare, ma così poco rifinita da giocare. Per il momento, il titolo merita di essere messo in stand-by. Si spera vivamente che i ragazzi di Bandai Namco Singapore si impegnino in futuri patch correttive che risolvano le incertezze tecniche e rendano giustizia a questa promettente avventura di origami.





