Blades of Fire si inserisce nel panorama degli Action RPG con ambizioni da tripla A, come un titolo double-A che sfiora il soulslike e tenta di proporre un combat system variegato e metodico. Sviluppato da MercurySteam, lo studio spagnolo noto soprattutto per l’acclamato Metroid Dread e per l’eredità di Castlevania: Lords of Shadow, il gioco attira l’attenzione con una resa grafica di alto livello e un sound design ricco che crea un’atmosfera dark fantasy coerente.

Fonti di Ispirazione Cinematografiche e Ludiche
Le fonti di ispirazione di Blades of Fire sono dichiaratamente profonde e variegate. Il game director Enric Alvarez ha definito la narrazione una “fiaba oscura”, traendo ispirazione da classici della cultura pop come Excalibur, Il Nome della Rosa, Ladyhawke e Il Conte di Monte Cristo, da cui eredita temi di destino, redenzione e separazione. Ludicamente, il gioco è un ibrido tra l’impostazione epica di God of War e le dinamiche punitiva di un Soulslike, con una chiara fascinazione per il classico dark fantasy Severance: Blade of Darkness.

Il Sistema di Forgia è il Cuore del Gameplay
MercurySteam ha incentrato una parte cruciale dell’esperienza sul sistema di crafting, gestito da un minigioco di forgiatura dettagliato. Questo processo non è solo estetico, ma strategico: la scelta della famiglia di armi e dei materiali influenza statistiche come peso, lunghezza, durata e penetrazione.

La Discrepanza tra Idea e Realizzazione
Il combat system si basa su colpi direzionali e sulla gestione dell’angolazione, un’idea tattica, che per certi versi non ha eguali nel panorama attuale. Tuttavia, nonostante questo e l’eredità estetica di Castlevania Lords of Shadow, una buona idea per quanto unica non basta a nascondere le carenze della stessa. La realizzazione non è all’altezza dell’idea: il combat risulta quasi immediatamente un po’ macchinoso e persino legnoso, in alcuni casi. Inoltre, l’eccessiva linearità degli ambienti e la vaghezza degli obiettivi nel level design contrastano con l’imponente atmosfera che li circonda e racchiude. L’ambizione di creare un Action RPG di 60-70 ore è lodevole, ma la necessità di recuperare l’arma persa alla morte, un po’ in stile souls, unita a dungeon a volte ridondanti e a occasionali cali di framerate, tutto viziato dai problemi summenzionati al combat system, rendono l’esperienza a tratti frustrante.
Nonostante sia tecnicamente solido in senso assoluto e vanti una soundtrack suggestiva del pluripremiato Óscar Araujo, Blades of Fire è comunque un “capolavoro grezzo e imperfetto”, un passo indietro rispetto alla pulizia di Metroid Dread dello stesso team. Non lo si può pertanto consigliare a scatola chiusa, anche se ha indubbie unicità che potrebbero incuriosire qualche fan dell’action e dei souls “stanco” della solita minestra…





