È un tunnel tombato ormai da più di trent’anni, situato al di sotto della Casa del Jazz a Roma, quello nel quale da questa mattina sono in azione ruspe. L’ipotesi è che possano essere qui i resti del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel lontano 1994. La richiesta di effettuare gli scavi nell’area, un tempo a disposizione della criminalità organizzata, quindi sequestrata, è giunta dall’ex giudice per le indagini preliminari di Roma, Guglielmo Muntoni, ed è stata accolta dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura. Non è stato specificato però al momento quali indizi siano emersi, tali da convincere ad avviare i controlli.
L’ex magistrato si è detto in ogni caso convinto che nella galleria possano essere presenti “armi, esplosivi, ma anche resti di corpi come quello di Adinolfi”. Si parla anche della possibilità che al di sotto della Casa del Jazz possa essere stato nascosto il cadavere di Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983. Tuttavia, si tratta di una probabilità giudicata remota.
La villa che ospita oggi la Casa del Jazz, un edificio di pregio nel centro di Roma, è stata di proprietà del boss della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, considerato uno dei cassieri del gruppo criminale.
La villa di Nicoletti è stata sequestrata alla fine del 1994. Ora si cerca di rimettere in sesto le vecchie fungaie di Roma. Nelle cave di pozzolana che venivano utilizzate per la coltivazione micologica. Oggi entrerà in funzione una ruspa. L’obiettivo è di raggiungere la botola che conduce al tunnel. Adinolfi, scomparso il 2 luglio 1994. stava lavorando sulla Fiscom. E sugli affari del cassiere della Banda della Magliana. Avrebbe dovuto andare quel giorno a Milano per parlare con Carlo Nocerino del crac del Banco Ambrosiano. Ma sparì nel nulla al termine di una mattinata in cui è stato visto accompagnarsi con un uomo più giovane.
La scomparsa del magistrato Paolo Adinolfi è un giallo che dura da 31 anni. Il giudice è infatti sparito il 2 luglio 1994, dopo essere uscito dalla sua abitazione in via della Farnesina a Roma senza farvi più ritorno. Di formazione cattolica, superato da giovanissimo il concorso in magistratura, dopo una prima esperienza a Milano, tornò a Roma dove – al momento della scomparsa – era da poco diventato consigliere alla Corte di Appello, dopo anni passati alla sezione fallimentare.
Adinolfi due giorni dopo la sparizione, sarebbe dovuto andare a Milano dove ancora si indaga sui filoni nati da Tangentopoli. Secondo alcuni testimoni avrebbe dovuto riportare al pm milanese Nocerino alcuni documenti su investimenti miliardari da parte di membri dei Servizi coinvolti in reati come bancarotte fraudolente, falsi, peculati, compravendita fittizia di immobili. Tutte le indagini, affidate per competenza alla Procura di Perugia, si sono sempre chiuse con archiviazioni.





