L’impegno sociale per spezzare le credenze che associano un colore, un oggetto o un capo d’abbigliamento a un sesso piuttosto che a un altro è costante. Pur essendoci ancora un lungo lavoro alle spalle, fatto anche di piccolezze e frasi pronunciate alla leggera, esistono altri aspetti quotidiani che per loro natura includono tutti indipendentemente dal sesso. Lo sport è, forse, il primo tra tutti gli esempi. Coinvolge chiunque ne abbia desiderio, che siano grandi o piccoli, donne o uomini. Tuttavia, persino in questo ambiente, le vecchie credenze possono riemergere, come dimostra l’iniziativa di Sky Sports di realizzare Halo. Si parla di un canale TikTok sportivo “al femminile”, ma tinto di rosa, che suscita forte sdegno.
Se manca il rosa l’attenzione si abbassa
Molti si sono chiesti se la realizzazione di un canale sportivo volto ad avvicinare una specifica audience fosse necessario. Troviamo risposta in un articolo di GSIQ in cui è possibile leggere che il pubblico femminile nel Regno Unito ha raggiunto il massimo storico. Precisamente rappresentano il 44% del pubblico degli Europei femminili UEFA e il 43% del pubblico del Rugby World Cup. Un numero tutt’altro che irrisorio, ampliatosi specie negli ultimi anni. Non sembra esserci una disparità significativa o un vuoto da colmare. A giudicare dai commenti sopraggiunti, Sky Sports – versione britannica – sicuramente non avrebbe sortito alcun risvolto positivo attribuendo della “femminilità” allo sport. L’azienda ha realizzato a metà novembre un canale TikTok chiamato Halo per avvicinare e coinvolgere la tifoseria femminile, tuttavia le modalità hanno generato grande disappunto.
Qualora foste interessati a visionare voi stessi le modalità sopracitate, dovreste accontentarvi dei video ri-condividi da altri profili poiché Sky ha rimosso ogni contenuto su Halo. “La nostra intenzione per Halo era quella di creare uno spazio che fosse un’estensione del nostro canale social esistente per le nuove, giovani fan donne”. La dichiarazione presente sul profilo continua dicendo “Abbiamo ascoltato. Non l’abbiamo fatto correttamente. Di conseguenza abbiamo interrotto qualsiasi attività su questo account. Stiamo imparando e continueremo a impegnarci come sempre a creare spazi in cui i fan si sentono inclusi e ispirati”. È possibile che un’iniziativa sospinta da intenzioni tanto nobili sia durata così poco? Se l’idea dell’inclusività femminile negli sport possa avvenire attraverso sottotitoli rosa e sticker glitterati allora sì, è possibile.
L’inclusività dovrebbe unire, non dividere
La partecipazione attiva delle donne negli sport è stata ignorata o limitata per anni. Come riportato da Donne.it solo nel 1928 le donne furono ammesse alle Olimpiadi di Amsterdam. Successivamente, nel 1931, vennero istituite a Berlino le prime competizioni femminili. A causa delle barriere sociali e culturali l’inclusione non è stata un processo naturale, ha richiesto tempo e sforzi. Pertanto le fan si aspetterebbero un’ulteriore integrazione che unisce, anziché dividere. La realizzazione di un canale separato dal principale – definendolo “la sorellina di Sky Sports” – in cui i tecnicismo vengono a mancare e tutto si tinge di rosa che tipo di pubblico dovrebbe avvicinare? Come suggeriscono gli utenti i modi per coinvolgere “le giovani fan donne” esistono. Senz’altro ridurre tutte a uno stereotipo non rientra tra questi. Potrebbe essere ideale inserire nei programmi e nei contesti sportivi più esperte. O, ancora, sforzarsi di non vedere la donna come un personaggio di contorno, ma una parte attiva con idee, opinioni e giudizi.
Le donne non hanno bisogno di elementi sfarzosi per comprendere uno sport. Non hanno bisogno di una canzoncina di sottofondo per non perdere l’attenzione e no, non hanno bisogno di vedere degli sticker dei labubu per continuare a guardare il video. Le donne, senza dubbio, posso amare tutto questo. Ma no, non sono solo questo. Lo sport d’altro canto contiene una moltitudine di elementi: passione, interesse, gioco di squadra, coinvolgimento emotivo e unione. Le donne, così come gli uomini, se lo desiderano possono farne parte. Continuare a trainare stereotipi in ambienti in cui bisogna ancora lottare per far valere la propria posizione è avvilente. L’inclusività non può essere raggiunta con tentativi oggettivamente inesatti, gli strumenti per imparare ci sono. È sufficiente volerlo.
Stefania Cirillo





