La Pianura Padana, ancora oggi, resta una delle aree più sature di smog dell’intero continente. Da anni l’Unione europea sanziona l’Italia per i livelli allarmanti di inquinamento, infatti il nostro Paese conta già due condanne definitive dalla Corte di Giustizia UE. Il rischio è che possa arrivarne una terza, a causa della scelta del governo Meloni di invertire la rotta sul piano finanziario. La nuova Legge di bilancio prevede un taglio del 75% ai fondi destinati agli investimenti per il miglioramento della qualità dell’aria tra il 2026 e il 2028.
Gli investimenti stavano generando effetti positivi
Il taglio dei fondi strutturali arriva a colpire il bacino padano proprio in una fase di visibile progresso. Di recente sono emersi i primi segnali che inducono a pensare a un miglioramento significativo. Le politiche locali legate a mobilità, agricoltura e riscaldamento domestico stanno producendo risultati. Nel 2025 il Veneto ha registrato un calo storico degli sforamenti di PM10 restando, per la prima volta in vent’anni, entro i limiti normativi. Insieme al Veneto, anche Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna mostrano miglioramenti. Un esempio concreto di come gli investimenti strutturali attuati finora siano efficaci.
La decisione del governo Meloni di limitare drasticamente i fondi, soprattutto in una fase così delicata e significativa, può compromettere i piani regionali. Il rischio imminente è che l’Italia non riesca nuovamente a raggiungere gli standard europei. In aggiunta, l’impatto sanitario che il fenomeno può causare è preoccupante. L’Agenzia Europea per l’Ambiente attribuisce alle regioni settentrionali un’elevata concentrazione di morti premature. Il problema economico è evidente, ma esiste anche una minaccia diretta alla salute di 25 milioni di cittadini che risiedono in quelle zone. Inoltre, questa manovra appare come una strategia di resistenza alle direttive green dell’Unione.
A rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente
L’Italia continua a frenare sull’eliminazione di caldaie a gas, disinteressandosi all’attuazione di norme per l’efficienza degli edifici. Quel che scoraggia è assistere all’assenza di proposte alternative solide o piani di transizione attendibili. La posizione attualmente assunta mostra il disinteresse per gli impegni presi a livello internazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici. Legambiente descrive tale scelta come un atto irresponsabile che sacrifica il benessere pubblico in nome dei tagli di bilancio. Afferma, poi: “Siamo pronti, insieme ai comitati regionali, a far sentire con forza la nostra voce”. Conclude dicendo che “una qualità dell’aria che non rispetta i limiti normativi è un problema sanitario ancora prima che ambientale”.
L’associazione chiede al Parlamento di ripristinare i fondi inizialmente previsti, successivamente invita il governo ad attuare un confronto con le regioni interessate. Sarà necessaria una programmazione economica costante e un coordinamento con i vari livelli istituzionali, solo in questo modo l’Italia potrà garantire un ambiente sano ai propri cittadini. È necessario che la lotta allo smog diventi una priorità, affinché siano ristabilite delle città vivibili.
Stefania Cirillo





