Immagina di aver affrontato l’ennesima giornata stressante e ricca di impegni. Decidi che è arrivato il momento di disconnettere il cervello e goderti quelli che noi preferiamo chiamare “contenuti multimediali che richiedono poca concentrazione”. Apri TikTok e, in men che non si dica, vieni proiettato in un multiverso senza senso. Lo schermo, diviso in due sezioni, mostra da un lato una testa calva che esce da un water cantando una melodia distorta, dall’altro mani anonime che realizzano uno slime multicolore. Intorno scritte che per voi potrebbero non avere alcun senso – comprensibile, visto che un senso non ce l’hanno -. Se sono bastati pochi secondi per confonderti (o irritarti), congratulazioni: hai appena sperimentato l’Italian Brainrot. Questo “marciume cerebrale” non è solo l’ultima innovazione della Gen Alpha, ma il chiaro sintomo di una mutazione profonda nel nostro modo di consumare contenuti.
Tra iper-stimolazione e dopamina a basso costo
Potrebbe apparire come uno dei tanti trend che spopolano e poi, senza che nessuno se ne accorga davvero, finiscono nel dimenticatoio. In realtà il fenomeno del Brainrot, pur apparendo nosense, tocca dei punti chiave delle generazioni future. Il primo elemento apparentemente insignificante ma centrale è proprio il doppio schermo. La risposta risiede in quella che gli esperti chiamano “economia dell’attenzione”. Il nostro cervello, ormai assuefatto a stimoli multipli e rapidissimi, fatica a restare concentrato. Lo split-screen nasce proprio per colmare ogni spazio visivo, impedendo alla mente di vagare e, soprattutto, di chiudere l’applicazione. Un lato include video satisfying, volti a rilassare una parte del cervello. Le scelte più quotate vedono slime, mukbang, o wax ASMR: contenuti con movimenti ripetitivi e suoni gradevoli. L’altra metà dello schermo, invece, bombarda la mente con urla e musica distorta.
Non c’è tempo per riflettere, solo per reagire a impulsi visivi e sonori. Potremmo identificarla come una costante dopamina venduta a buon mercato, dove il senso logico viene completamente a mancare. L’aspetto preoccupante è che, dopo aver instaurato un rapporto di dipendenza dalla “dopamina facile”, manca anche il desiderio o la voglia di spingere il cervello ad attività più complesse. A questo, poi, si aggiunge un linguaggio cifrato: termini come Rizz o Sigma diventano l’identità di una nuova generazione che esclude chiunque sia nato prima del 2010.
Desiderio di “disconnettere il cervello”, ma il risultato è l’opposto
L’idea descritta all’inizio, in realtà, è una pratica comune: vedere i social come una via di fuga da responsabilità e problemi è diventato comune. Tuttavia, “disconnettere il cervello” dopo una giornata pesante è impossibile con contenuti simili. Molto spesso il risultato è l’esatto opposto. Invece del riposo abbiamo scelto un’abbuffata di stimoli che lascia la mente più esausta di prima. Il rischio dell’Italian Brainrot non risiede nell’assurdità, bensì nella capacità di annullare lo sforzo cognitivo. Se ci abituiamo a usufruire di contenuti iper-veloci e iper-semplificati, avremo ancora l’abilità di approfondire, leggere o annoiarci? Di questo passo è possibile che la prossima challenge da affrontare non riguarderà l’invenzione del nuovo slang, ma riuscire a guardare uno schermo per volta. O meglio, di spegnerlo del tutto.
Stefania Cirillo





