Migliaia di cittadini hanno invaso le strade di Nuuk, la capitale della Groenlandia, per manifestare un rifiuto plateale verso l’intenzione di Donald Trump di acquisire l’isola artica. La folla ha dato vita alla più grande protesta nella storia del Paese, sfilando con bandiere nazionali e cartelli espliciti. I cori che i manifestati hanno intonato esprimono un concetto semplice: “La Groenlandia non è in vendita”. Cercando di rivendicare, mentre marciavano verso il Consolato degli Stati Uniti, il diritto all’autogoverno del territorio sotto la corona danese.

Dalle piazze alle tariffe, le minacce di Trump continuano

Se i manifestanti non intendono cedere l’isola, Trump non accenna a ritirare le sue pretese. Il presidente ha annunciato nuove misure economiche che, indubbiamente, prevederanno una tariffa del 10% sulle merci di otto nazioni europee accusate di ostacolare i piani statunitensi. Trump amplia le sue minacce, dichiarando di voler elevare la suddetta tassa al 25% entro giugno e di mantenerne il valore fino al raggiungimento di un accordo per l’acquisto totale dell’isola.

Come riportato da Euronews, Malik Dollerup-Scheibel, una giovane di 21 anni che ha partecipato alla marcia insieme al Primo Ministro Jens-Frederik Nielsen, ha espresso profonda amarezza: “Pensavo che questo giorno non potesse peggiorare, ma è successo. Questo dimostra che non ha alcun rimorso per nessun tipo di essere umano”. Tra i manifestati non mancano bambini che, pur non comprendendo nella totalità la dinamica, sono fortemente consapevoli che ciò che stanno subendo è ingiusto. La piccola Alaska, di soli 9 anni, ha esposto un cartello con su scritto: “La Groenlandia non è in vendita”. La madre, Marie Pedersen, ha ribadito la necessità della mobilitazione affinché il loro paese, la loro cultura e le loro famiglie possano essere al sicuro.

Una questione di sicurezza nazionale?

L’ex parlamentare Tillie Martinussen ha evidenziato il brusco cambio di rotta intrapreso da Donald Trump, il quale è passato rapidamente dalla collaborazione alle minacce: “Hanno iniziato pubblicizzandosi come nostri amici e alleati… E ora ci stanno semplicemente minacciando”. Trump coltiva questo progetto da tempo e, dopo il ritorno alla presidenza nel 2025, non intende fare passi indietro. Nonostante le critiche internazionali, il presidente americano descrive l’acquisizione della Groenlandia come una priorità per la sicurezza nazionale, pertanto proseguirà a prescindere dal parere dell’Europa.

Stefania Cirillo