L’accordo Ue-Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), negoziato ormai da 26 anni, porterà alla creazione della più vasta area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di persone in totale. Nel 2024 l’Ue ha esportato nei quattro Paesi per 84 miliardi di euro, in buona parte dalle 30.000 piccole-medie imprese europee. Gli investimenti (2023) Ue nei quattro Paesi sono stati pari a 388 miliardi di euro.

L’intesa prevede il progressivo annullamento dei dazi sul 91% degli scambi, facilitando la vendita di beni Ue nell’area Mercosur. Al momento i dazi dei quattro Paesi Mercosur sulle merci Ue sono del 35% sulle auto, del 20% sui prodotti industriali, del 18% su quelli chimici e del 14% su quelli farmaceutici. Il restante 9% non coperto riguarda i prodotti sensibili, a tutela in primo luogo del comparto agroalimentare europeo.

Anzitutto, i prodotti esportati verso l’Ue dovranno rispettare tutti gli standard Ue. Dunque niente carne bovina agli ormoni o polli al cloro. Vengono inoltre garantite le indicazioni geografiche europee per 347 prodotti europei (di cui 58 italiani, ad esempio il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma), vietandone l’imitazione locale.

Stop all’accordo Mercosur

Il 21 gennaio il parlamento europeo ha approvato il rinvio alla corte di giustizia dell’Unione europea dell’accordo di libero scambio con il Mercosur, una decisione che è stata accolta dalle grida di gioia degli agricoltori riuniti a Strasburgo.

I deputati europei hanno approvato il rinvio con 334 voti a favore, 324 contrari e undici astensioni.

L’esito della votazione potrebbe bloccare l’entrata in vigore del trattato con il blocco latinoamericano per mesi, anche se la Commissione europea avrebbe la possibilità di applicarlo in via provvisoria. Davanti alla sede del parlamento europeo a Strasburgo, l’esito della votazione è stato accolto dalle grida di gioia di circa seicento agricoltori. Il giorno prima migliaia di agricoltori avevano partecipato a una manifestazione di protesta in città.

Secondo alcune stime, il rinvio alla corte di giustizia potrebbe ritardare di un anno e mezzo la votazione finale dell’accordo al parlamento europeo.