Il secondo shutdown del governo federale in un anno di seconda presidenza di Donald Trump è iniziato la notte scorsa, dopo che i fatti di Minneapolis hanno interrotto i negoziati bipartisan. All’origine dell’ultima controversia sul bilancio al Congresso degli Stati Uniti c’è, appunto, la politica di espulsione del governo Trump e l’impiego delle forze di sicurezza federali in diverse città americane.
Secondo shutdown per Trump
Il testo adottato venerdì con 71 voti a favore e 29 contrari è il risultato di un accordo tra Donald Trump e i senatori democratici. Questi ultimi si erano rifiutati di adottare la proposta di bilancio per il Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) senza l’introduzione di riforme all’Immigration and Customs Enforcement (ICE), ritenuto fuori controllo dopo i recenti fatti di Minneapolis. I democratici chiedono, tra l’altro, che la legge stabilisca che le forze dell’ordine federali non possano più agire a volto coperto contro i migranti e che debbano indossare telecamere sul corpo, le cosiddette bodycam.
Si prevede comunque che l’interruzione parziale del finanziamento delle agenzie federali dovrebbe essere breve, dal momento che ieri al Senato è stato approvato l’accordo di compromesso per approvare per tutto l’anno fiscale cinque delle sei leggi di spesa , tranne quella relativa ai fondi per la Sicurezza Interna, da cui dipende la controversa polizia anti-immigrati di Trump.
L’accordo assicura il finanziamento del dipartimento solo per le prossime due settimane, mentre i democratici e il presidente Trump continuano a negoziare le restrizioni richieste alle operazioni anti-immigrati. I democratici hanno presentato una serie di richieste, tra le quali lo stop delle retate indiscriminate e degli agenti con il volto coperto, l’obbligo in alcuni casi di mandati giudiziari per effettuare gli arresti.




