La multinazionale statunitense di Mark Zuckerberg, Meta, andrà a processo con l’accusa di non aver protetto minori dallo sfruttamento sessuale. Inoltre, è incriminata di aver fornito informazioni fuorvianti sulla sicurezza delle sue piattaforme.

I social come terreno fertile per i predatori

Le accuse mosse nei confronti di Meta sono tutt’altro che irrilevanti. L’accusa sostiene che gli algoritmi e alcune funzionalità degli account di Meta incoraggino un uso eccessivo tra i più giovani, creando inoltre un “terreno fertile” per i predatori. Ciò che impugnano i procuratori è la consapevolezza dell’azienda sugli effetti dannosi, violando quindi le leggi statali volte a tutelare i consumatori. La natura dei contenuti raccolti è spinosa, tanto da incentivare un avvocato dello Stato ad avvertire i giurati dei “contenuti molto delicati e molti espliciti in tema di sicurezza dei minori”. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il caso attraverso la creazione di account sotto copertura che si spacciavano per minori. Il materiale raccolto, infatti, include richieste sessuali ricevute.

Meta non ha atteso nel fornire una risposta, affermando che le prove in questione siano state distorte dallo Stato, ma non solo. L’azienda, in aggiunta, ha accusato i procuratori di selezionare esclusivamente i documenti più funzionali a sostegno delle tesi “sensazionalistiche”, definendo l’indagine “eticamente compromessa”. Meta ha successivamente sottolineato l’interesse impiegato per la risoluzione del problema, dichiarando: “Da oltre un decennio ascoltiamo i genitori, collaboriamo con esperti e forze dell’ordine e conduciamo ricerche approfondite per capire le questioni che contano di più”. Si mostra, poi, orgogliosa dei risultati ottenuti fino a oggi.

La battaglia “social” di Raul Torrez

Meta Sfruttamento Sessuale - Photo Credits CNBC
Le dichiarazioni dell’avvocato Raul Torrez alla CNBC – Photo Credits CNBC

L’azienda ci tiene a evidenziare l’impegno che, nel corso degli anni, ha attuato per tutelare gli adolescenti. Tra le misure adottate, vi rientrano: impostazioni più restrittive, limitazioni ai contenuti e strumenti volti a fornire maggiori informazioni sugli utenti con cui si interfacciano i minori. Tuttavia, nonostante la posizione che Meta ha assunto, non è la prima volta che l’azienda viene chiamata in causa. Oltre 40 procuratori generali statali, infatti, hanno accusato la multinazionale di realizzare piattaforme con funzioni in grado di rendere i bambini dipendenti. Tra tutti i ricorsi presentati, il caso del New Mexico è il primo ad arrivare a processo. Un procedimento già avviato nel 2023 dal procuratore generale Raul Torrez, concernente proprio Facebook, Instagram e WhatsApp.

Ieri, 9 febbraio, sono state riportate le prime dichiarazioni di Raul Torrez rilasciate alla CNBC. L’avvocato ha dichiarato: “Ciò che stiamo realmente sostenendo è che Meta abbia creato un prodotto pericoloso, un prodotto che consente non solo di prendere di mira i minori, ma anche il loro sfruttamento negli spazi virtuali e nel mondo reale”. Ha proseguito dicendo: “Abbiamo bisogno di una reale verifica dell’età. Abbiamo bisogno di modifiche al design del prodotto, affinché non mettano in contatto i bambini con i malintenzionati sulla piattaforma. Abbiamo bisogno di una trasparenza totale per rendere gli utenti consapevoli dei potenziali danni e pericoli”.

Stefania Cirillo