Se la vita costellata da scadenze imminenti e impegni improrogabili diventa sempre più frenetica, qual è l’alternativa migliore, o quantomeno più quotata, per decomprimere? Una passeggiata al parco o della sana meditazione a letto? Probabile, se questi piccoli scorci personali sono, però, accompagnati da un buon podcast di True Crime. Ebbene sì, qualsivoglia strumento di comunicazione, se volto a diffondere notizie riguardanti crimini efferati, è sicuramente in cima alla classifica. Il True Crime, pur essendo diventato recentemente un genere meno discusso, non solo è ancora in auge, ma sta affrontando mutamenti notevoli. Basti pensare che tra meno di un mese, il 13 marzo 2026, Variety terrà il suo primo summit dedicato al True Crime durante il festival SXSW, presentato da Investigation Discovery. Si respira aria di cambiamenti.
Il True Crime come “estetica dell’orrore”
Il True Crime sembra essere diventato un genere in voga relativamente di recente, soprattutto durante la pandemia. Il lockdown, tra il 2020 e il 2022, ha indubbiamente contribuito a un accanimento periodico, quasi indispensabile nella routine quotidiana. Tuttavia, il passaggio da pubblicazioni sensazionalistiche o di nicchia a fenomeno culturale di massa è avvenuto già nel 2010. L’impatto mediatico è stato differente, sia per il mancato supporto dei social, sia per i limitati mezzi di diffusione. Poi, gradualmente, da un appuntamento cadenzato si è trasformato in un prodotto reperibile ovunque, in qualsiasi forma o misura. Per questa ragione, ancora oggi, i podcast di True Crime presenti su Spotify o Apple sono ancora in cima alle classifiche. Su Distribuzione Moderna è stata recentemente pubblicata una classifica dei generi più ricercati e, su 18 milioni di ascoltatori registrati nel 2025, il 41% è da ricondurre proprio al True Crime.
È risaputo che ascoltare notizie in cui, nella maggior parte dei casi, i crimini sono spettacolarizzati non ha come unico fine la mera informazione. Si è insinuata e poi diffusa la percezione secondo cui il True Crime agevola il sonno, distende i nervi o si trasforma in un invisibile accompagnatore durante gli impegni quotidiani. Non sono congetture, ma innumerevoli commenti e testimonianze di utenti che si considerano ossessionati dal genere. Eppure, com’è possibile che ascoltare le atrocità altrui assicura un sonno beato? Su PSYCHIATRY on line Italia è stato pubblicato un articolo che analizza come, a partire dalla tragedia di Vermicino, si sia consolidata una “estetica dell’orrore” che ci ha abituati a consumare il dolore come un contenuto d’intrattenimento.
Cosa rendere il True Crime popolare?
Quindi, quali sono i motivi che hanno spinto in passato, e spingono tutt’ora, le persone a ricercare il True Crime come forma di intrattenimento? Il primo tra tutti è l’esorcismo della morte e l’illusione del controllo, due fattori imprescindibili ma profondamente incompatibili. Non vi è nessun controllo nella morte, così come non vi è controllo nei crimini violenti. E, proprio perché i crimini analoghi rappresentano un disordine sociale estremo, le persone hanno l’illusione di poter comprendere i meccanismi alla base e agire di conseguenza. Venire a conoscenza dei pericoli, delle cause e di cosa potrebbe essere fatto per evitarli induce a credere di avere un controllo sul disordine e, conseguentemente, sulla morte. Anche l’empatia per le vittime e il desiderio di giustizia giocano un ruolo fondamentale. Pur assistendo impotenti e pur riflettendo nel crimine le nostre stesse paure, riusciamo a sentire che il senso di vicinanza è più sincero.
Tuttavia, e questo è un aspetto fondamentale per il presente, la regressione etica e la desensibilizzazione sono una naturale conseguenza della sovraesposizione prolungata e sistematica al trauma. È proprio il passaggio dal diritto di cronaca alla spettacolarizzazione ossessiva del dramma a segnare inevitabilmente “una gravissima regressione etica collettiva”. Pertanto, si genera un’assuefazione subdola alla somministrazione massiva come forma di svago. La rabbia per l’ingiustizia si spegne in pochi minuti, lasciando alle spalle un altro spazio vuoto da riempire con un altro crimine. Questa è la piega che, quasi nella totalità, ha assunto il True Crime soprattutto negli ultimi anni. Eppure, come accennato all’inizio, il fenomeno sta subendo dei cambiamento che potremmo definire necessari.
Difatti, se da un lato siamo alla ricerca del brivido per distendere i nervi, dall’altro sta nascendo una nuova consapevolezza. Come sottolineato dal National Center for Victims of Crime, le vittime non sono più viste come semplici “personaggi” funzionali alla condivisione, ma come persone reali. Il successo futuro del genere dipenderà proprio da questo: saper bilanciare la nostra curiosità con il rispetto per chi quelle storie le ha vissute sulla propria pelle.
Stefania Cirillo




