La Chiesa dell’Unificazione, una nota organizzazione religiosa, considerata da molti una setta, è stata sciolta. L’ordine di scioglimento è stato confermato da un tribunale d’appello giapponese. La Chiesa, fondata nel sud Corea nel 1954, era diventata particolarmente diffusa in Giappone. La scelta del tribunale non ha arrestato gli intenti dell’organizzazione la quale, molto probabilmente, farà appello alla Corte Suprema giapponese.
La Chiesa dell’Unificazione perde il suo status
La Chiesa, fondata dal reverendo coreano Sun Myung Moon, ha presto diffuso la sua fama. In Italia, ad esempio, è nota ad alcuni per gli eventi organizzati particolarmente scenografici. Uno tra questo è il matrimonio di massa: cerimonie spettacolari dove migliaia di coppie si sposano simultaneamente, pur essendosi conosciuti poco prima della cerimonia, attraverso l’unione di seguaci spesso provenienti da tutto il mondo. La Chiesa dell’Unificazione, tuttavia, non è rinomata o conosciuta per la sua teologia mista o per i valori portanti. È nota, invece, per le accuse che questa si traina da diversi anni. Prima, tra tutte, l’accusa di manipolare i propri fedeli per ottenere in cambio donazioni consistenti da parte di questi ultimi. Una rottura significativa si verificò quando un uomo nel 2022 incolpò la Chiesa si aver impoverito la propria famiglia. Quell’imputazione finì con l’assassinio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, aperto sostenitore dell’organizzazione, durante un comizio elettorale.
Quell’evento segnò un allarme che non poteva più essere ignorato. Il primo ordine di scioglimento venne emesso da un tribunale giapponese nel 2025, dopo la richiesta avanzata dal governo nazionale nel 2023. Come accennato poco prima, la Chiesa dell’Unificazione può ancora fare ricorso alla Corte Suprema giapponese. Tuttavia, pur potendo ancora operare, l’organizzazione ha perso il suo status. Ciò significa che qualsivoglia vantaggio fiscale, non essendo più un’organizzazione religiosa, viene meno e in aggiunta è tenuta a vendere i propri beni. Le motivazioni del tribunale sono chiare e, soprattutto, in linea con quanto accaduto nel corso degli anni: non è più possibile consentire a un’organizzazione di arrecare ulteriori danni alle persone, specie dopo quelli già ampiamente causati in precedenza.
Stefania Cirillo





