Secondo fonti israeliane, Mojtaba Khamenei, figlio della defunta Guida Suprema Ali Khamenei e considerato uno dei possibili successori, sarebbe rimasto ferito in un tentativo di assassinio avvenuto nella prima fase del conflitto. Lo scrive il sito israeliano Ynetnews. Mojtaba sarebbe stato coinvolto nel bombardamento su Teheran in cui è stato ucciso il padre, e stando ai servizi israeliani sarebbe rimasto ferito.

Intanto, a meno di una settimana dalla morte dell’ayatollah Ali Khamenei, la sua successione resta ancora un rebus, nonostante la costituzione iraniana preveda tempi brevi per la nomina della nuova Guida Suprema. L’Assemblea degli Esperti, l’organo incaricato di nominare la nuova Guida Suprema della Repubblica islamica, ha annunciato che si riunirà entro 24 ore per avviare il processo di scelta del successore. 

La riunione degli esperti che dovranno scegliere il nuovo leader potrebbe tenersi entro il fine settimana, ha annunciato un membro del consiglio, l’ayatollah Hossein Mozaffari. E mentre i media vicini all’opposizione hanno indicato giorni fa Mojtaba, secondogenito di Ali Khamenei, come il successore già scelto, il fronte delle figure più riformiste e pragmatiche cerca di ritagliarsi uno spazio per evitare una deriva dinastica che molti, all’interno dello stesso regime, guardano con sospetto.

Secondo quanto riferito da Channel 12, Israele stima che Mojtaba sia rimasto ferito in un raid che puntava a ucciderlo, ma è sopravvissuto. Il 56enne è considerato l’uomo della continuità assoluta e della linea dura, pur non avendo un elevato rango teologico (non è un Grande Ayatollah). Nonostante Donald Trump l’abbia definito un ‘peso piuma’ gode di legami profondissimi con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e per anni ha operato nell’ufficio del padre, coordinando la repressione e la politica estera regionale.

Accanto alla figura di Mojtaba, restano nell’ombra altre opzioni. Tra loro quella di Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica Islamica, che rappresenta un riferimento del campo riformista: sostiene i principi della rivoluzione ma sembrerebbe più aperto al dialogo mostrando segnali critici nei confronti delle ali più estremiste del regime. E, ancora, da giorni diversi analisti puntano i riflettori anche su Ali Larijani, ex presidente del Parlamento, espressione della “destra pragmatica”.

Viene descritto come figura d’equilibrio, capace di dialogare con i settori economici e burocratici dello Stato, e indicato da alcuni osservatori come un potenziale garante della transizione. Tra i nomi accreditabili c’è poi anche Alireza Arafi, solidi titoli teologici, integrato con il sistema ma distante dall’intransigenza dei falchi della sicurezza. Sul tavolo anche il nome dell’ex presidente riformista Hassan Rohani.