L’inizio dell’Eurovision Song Contest 2026 è alle porte, ma i giorni che ci separano dalla partenza sono già carichi di polemiche. Polemiche che tuttavia trovano fondamenta del tutto razionali. Ad attirare l’attenzione non è solo la partecipazione di Israele alla 70ª edizione, ma anche le dimissioni del direttore dell’emittente austriaca ORF che ospiterà l’evento. L’accusa, secondo quanto riportato online, è di molestie sessuali.
Eurovision 2026: un’altra polemica si somma alla partecipazione di Israele
La partecipazione di Israele alla 70ª edizione dell’Eurovision 2026 sta generando forte disappunto nel pubblico e ora, prima che il contest possa effettivamente iniziare, subentra un altro tassello tutt’altro che insignificante. Roland Weissmann, il direttore generale dell’emittente austriaca ORF, che tra circa due mesi ospiterà l’evento, si è dimesso «con effetto immediato» a seguito di accuse di molestie sessuali. Il caso, come riportato da Austria Vicina, risale al 2022 quando Weissmann aveva assunto da poco la direzione. Tuttavia, solo la settimana scora l’accusa è emersa attraverso la pubblicazione della testimonianza della vittima sul quotidiano Der Standard.
Il consiglio della fondazione dell’ORF, appresa la notizia, ha preteso le dimissione immediate. La decisione difatti non è stata presa autonomamente da Weissmann, bensì imposta dal consiglio. L’emittente ha dichiarato: «Negli ultimi giorni un dipendente dell’ORF ha avanzato accuse di molestie sessuali contro il direttore generale. Roland Weissmann respinge queste accuse». Simultaneamente l’avvocato di Weissmann, Oliver Scherbaum, ha sostenuto che ad oggi non sono stati forniti tutti i dettagli delle accuse mosse contro il suo assistito e che le dimissioni sono volte a «evitare danni all’azienda». Per ora, onde evitare che la direzione rimanga scoperta proprio in vista dell’Eurovision, è stata nominata Ingrid Thurnher. La nomina tuttavia sarà ufficializzata durante la seduta del consiglio che si svolgerà giovedì.
La partecipazione di Israele alimenta i boicottaggi del contest musicale
Quest’anno l’Eurovision vedrà l’assenza in gara di Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda. Hanno scelto di non aderire al contest dopo la conferma della partecipazione di Israele alla luce dei 67.000 morti che il genocidio ha causato nel corso degli ultimi anni. I Paesi sostengono infatti che sia «inaccettabile» prendervi parte. Anche con lo slogan «United by Music» e la conferma delll’ORF che non proibirà le bandiere della Palestina, né verranno censurati fischi durante l’esibizione israeliana, questo non viene considerato sufficiente. La partecipazione di Israele indubbiamente continuerà ad alimentare i boicottaggi volti a oscurare il contest musicale.
Stefania Cirillo





