A quindici anni dall’incidente nucleare verificatosi a Fukushima, nel Giappone orientale, le zone industriali costruite nei comuni costieri stanno riscuotendo diversi gradi di successo. L’obiettivo è di attrarre nuove aziende e creare occupazione. Il governo centrale e il governo della prefettura di Fukushima, per questa ragione, si stanno impegnando a dare nuova vita alla zona.
Come procedono le zone industriali a Fukushima?
Il governo centrale e il governo della prefettura stanno ponendo le basi per rivitalizzare le fondamenta industriali della zona attraverso incentivi tutt’altro che irrisori. Tra le misure proposte rientra il sovvenzionamento fino a 4/5 del costo di costruzione di nuovi impianti e di quelli aggiuntivi nelle aree in cui sono stati revocati gli ordini di evacuazione. Nella città di Minamisoma oltre dieci startup legate a droni e al settore aerospaziale, dopo l’apertura si sono trasferite al Fukushima Robot Test Field. Quest’ultima rappresenta una delle più grandi strutture del Paese nota per lo sviluppo e la sperimentazione di droni e robot. La situazione nella città sembra procedere adeguatamente. Come riporta il Japan Times, il governo cittadino ha firmato accordi con ben 35 istituti finanziari. Tra agevolazioni legate allo sviluppo e alla sperimentazione, emerge l’evidente sostegno e la rapidità d’azione per trainare i progetti.
In contrapposizione, la zona industriale di Tanoiri (nel villaggio di Kawauchi) inaugurata nel 2017 sta faticando nel suo obiettivo. Emerge una notevole difficoltà nell’attirare aziende e impiegare le sezioni messe a disposizione. Il sindaco di Kawauchi, Yuko Endo, afferma che «la maggior parte delle aziende interessate a trasferirsi nelle aree colpite dal disastro a causa degli incentivi sono quelle con posizioni finanziarie deboli». Conseguentemente, come evidenzia Endo, «il rischio di fallimento e di ritiro è difficile da evitare». Per non abbandonarsi al fallimento annunciato, il sindaco sta valutando di acquistare le aziende abbandonate con l’intenzione di metterle a disposizione delle altre aziende.
I due esempi sopra riportati evidenziano il desiderio e soprattutto l’intenzione di rendere Fukushima nuovamente attiva e in grado di fornire occupazione. Malgrado siano passati 15 anni dal disastro nucleare la strada non sembra ancora spianata. Probabilmente occorrerà altro tempo prima che si possano registrare dei cambiamenti significativi, ma qualcosa si sta già muovendo.
Stefania Cirillo





