Gli ultimi giorni, a causa del veto sul prestito di 90 miliardi e l’attuale blocco dell’oleodotto dell’Amicizia, si rivelano di grande tensione. Il Consiglio europeo sta vagliando diverse soluzione per superare l’impasse creatosi tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il primo ministro ungherese Viktor Orbán. Tuttavia, non è ancora stata raggiunta una soluzione al problema. Inoltre, Zelensky si è dichiarato «costretto» a riparare l’oleodotto, definendo quanto stabilito un vero e proprio «ricatto».
Zelensky «costretto» a riparare l’oleodotto dell’Amicizia
La situazione creatasi sembra tutt’altro che di facile risoluzione. Vi è da tener conto che in un primo momento, più precisamente a dicembre, tutti i leader europei avevano approvato un prestito di 90 miliardi di euro destinati all’Ucraina per continuare a sostenere le spese belliche. Tuttavia, a seguito del blocco dell’oleodotto dell’Amicizia il primo ministro ungherese ha deciso di fare dietrofront violando il principio di cooperazione sincera. Si Ungheria che Slovacchia sostengono che il blocco imposto dall’Ucraina abbia ragioni politiche, anziché strutturali. Zelensky ha ribadito in più occasioni che è il danneggiamento dell’oleodotto il reale problema e che i ritardi sono causati dal timore che gli operatori mandati per provvedere alla riparazione possano morire sotto i bombardamenti russi.
Tuttavia, nonostante i due leader avanzino ragioni differenti, l’Ucraina si trova obbligata a provvedere alle riparazioni nel più breve tempo possibile. Il Paese, in mancanza del prestito attualmente bloccato, non potrebbe sostenere le spese belliche oltre i primi di aprile. Passata quella data, un collasso appare imminente. L’intera dinamica viene giudicata in malo modo dal presidente ucraino, anche perché sostiene che l’Unione europea dovrebbe applicare pienamente le sue sanzioni su Mosca malgrado le pressioni dell’Ungheria. Le pressioni dell’Ue su Kiev, affinché l’oleodotto torni operativo, derivano proprio dalle richieste impellenti di Ungheria e Slovacchia. «Sono costretto a riavviare Druzhba -ha detto Zelensky, riferendosi all’oleodotto dell’Amicizia-. In che modo questo è diverso dalla revoca delle sanzioni ai russi?».
Se l’oleodotto non viene riparato l’Ucraina non riceverà nessun prestito. Zelensky lo definisce «ricatto»
Secondo il presidente ucraino il disappunto deriva da una basilare questione di principio. «Se impongono condizioni per cui l’Ucraina non riceverà armi, temo di essere impotente su questo tema. Ho detto ai nostri amici in Europa che questo si chiama ricatto». Inoltre, sostiene che il prestito è stato concordato mesi prima, indipendentemente dall’oleodotto. Le riparazioni potrebbero richiedere fino a due mesi, ma dall’altro lato Orbán avanza la pretesa di vedere i flussi immediatamente ripristinati durante le elezioni parlamentari ad aprile.
Poi, a seguito della riunione dei ministri dell’Eenergia a Bruxelles svoltasi lunedì, Dan Jørgensen (commissario europeo per l’Eenergia) ha dichiarato di essere a contatto con un team ucraino. Afferma che «stanno lavorando sodo per sistemare l’oleodotto» e, inoltre, ribadisce che l’Ue non ha intenzione di rimuovere le attuali sanzioni applicate alla Russia. Questo a prescindere dall’attuale crisi energetica dovuta al conflitto in Medio Oriente. «Siamo determinati a mantenere la rotta -sostiene Jørgensen-. Sarebbe un errore per noi ripetere ciò che abbiamo fatto in passato».
Stefania Cirillo





