In un periodo non molto lontano, il 2016 per intenderci, Pokémon Go è riuscito a monopolizzare telegiornali, testate giornalistiche e home dei social. Una vera e propria impennata immediata che lo ha reso estremamente popolare. Tuttavia, numerose polemiche hanno accompagnato la sua popolarità e continuano a presentarsi a dieci anni dall’uscita, seppur mutate nel tempo. Oggi perché Pokémon Go continua a far parlare di sé?
Cosa c’entra Pokémon Go con Coco Robotics?
Lo sviluppo e la pubblicazione di Pokémon Go sono avvenuti per mano di Niantic, una società statunitense che ha collaborato con Nintendo e The Pokémon Company. Però, per comprendere l’origine delle polemiche attuali è importante stabilire le prime distinzioni che lo rendono diverso dai giochi per smartphone più classici. Innanzitutto è un gioco di Realtà Aumentata (RA), in grado di sovrapporre gli elementi digitali al mondo fisico. Inoltre, sfrutta attivamente la geolocalizzazione. Questo consente di vedere la mappa reale della propria città e ti «obbliga» a muoverti affinché lo faccia anche il tuo personaggio. Questi due sono gli elementi distintivi principali e contemporaneamente sono anche i fattori scatenanti della polemica, poiché sollevano interrogativi sulla privacy degli spazi pubblici e sulla sicurezza stradale.
Dalla sua uscita, Pokémon Go ha raccolto oltre 30 miliardi di immagini del mondo reale nei propri database. Gli scatti sono avvenuti mentre i giocatori erano alle prese con la ricerca e la cattura dei Pokémon. Ad oggi questi dati vengono sfruttati da una divisione della Niantic, la Niantic Spatial, che li ha trasformati nel Visual Positioning System (VPS), un sistema di navigazione particolarmente preciso. Invece di utilizzare la navigazione satellitare, che può incontrare difficoltà in zone al chiuso o nelle aree urbane dense, sfrutta indizi visivi dell’ambiente per determinare la posizione e l’orientamento. A seguito della realizzazione del progetto, Niantic Spatial ha avviato una collaborazione con Coco Robotics. Quest’ultima è una startup statunitense che gestisce piccoli robot impegnati nella consegna su ruote in giro per la città.
Qual è la natura di queste polemiche?
Il punto preminente di questa collaborazione è riuscire a far orientare e muovere con «naturalezza» i robot dell’ultimo miglio. Il CEO di Niantic Spatial, John Hanke, ha dichiarato: «Il potenziale della robotica per l’ultimo miglio è enorme. Nonostante ciò, la realtà di navigare tra le caotiche strade cittadine è una delle sfide ingegneristiche più difficili». Tuttavia, nonostante le difficoltà, il cofondatore e CEO di Coco Robotics Zach Rash, ha affermato: «Siamo entusiasti di riunire i team di ingegneria di Niantic Spatial e Coco Robotics in questa partnership di design unica. Ci garantisce un accesso affidabile a servizi di localizzazione che migliorano ulteriormente la navigazione dei robot».
Quindi, a fronte di tali scoperte, possiamo dedurre la nature delle polemiche: l’uso commerciale dei dati, la privacy e ovviamente il consenso. Questi fattori, infatti, sono stati gli argomenti più dibattuti. Tuttavia, secondo quanto dichiarato dalla stessa società. Pare, infatti, che la Niantic abbia reso facoltativa la funzione «Field Research» (cioè scansionare statue, monumenti e spazi pubblici in cambio di ricompense). Oltre a ciò, gli utenti dovevano fornire esplicitamente il consenso per sfruttare questa funzionalità. Poi, dal 2019 la società ha dichiarato di essere assolutamente trasparente su come tali dati vengono raccolti e adoperati. Sebbene la presenza di queste specifiche nei termini di servizio schermi l’azienda da accuse legali, resta il dubbio su quanto il consenso degli utenti fosse realmente consapevole e non una semplice formalità necessaria per continuare a giocare. L’unica differenza rispetto al passato è che, con la collaborazione con Coco Robotics, il fatto che gli utenti abbiano addestrato un’intelligenza artificiale adesso è ufficialmente palesata.
Stefania Cirillo




